Arriva nelle sale italiane il 16 aprile, distribuito da 01 Distribution, il film "Alla festa della Rivoluzione" di Arnaldo Catinari. L’opera, ispirata al romanzo di Claudia Salaris edito da il Mulino, ripercorre i cinquecento giorni della Reggenza Italiana del Carnaro a Fiume. Questo periodo storico, tra il 1919 e il 1920, vide Gabriele D’Annunzio tentare di realizzare uno Stato ideale, un mondo utopico tra anarchia, innovazione e un radicale spirito di libertà. La pellicola è prodotta da Fulvio e Federica Lucisano per Italian International Film con Rai Cinema.

Non sono mancate polemiche sui finanziamenti pubblici: la produzione ha chiarito che il contributo statale ricevuto è stato solo la metà di quanto richiesto, erogato a film ultimato.

Attorno al Vate, interpretato da Maurizio Lombardi, ruotano tre personaggi principali. C’è Beatrice, spia russa coinvolta in un attentato al poeta; Pietro, il silenzioso capo dei servizi segreti italiani, e Giulio, un medico disertore della Grande Guerra vicino agli ambienti anarchici. Il regista Catinari ha spiegato la genesi di questa visione: “Tra la Prima Guerra Mondiale e il nascente fascismo, ci fu un breve momento in cui tutto sembrava possibile. Gabriele D’Annunzio prese con la forza dell’arte e della poesia la città di Fiume, creando un atto futurista che chiamò a raccolta artisti, idealisti e reduci in un magnifico crogiolo di libertà.

In questa utopia, l’omosessualità era ammessa, l’uso di droghe era comune, uomini e donne erano considerati alla pari e una costituzione avveniristica metteva al centro l’uomo e l’arte”. Lombardi, dal canto suo, ha sottolineato la complessità del ruolo: “Interpreto questo poeta dai mille volti che con la sola parola è riuscito a portare tanti ragazzi, tanti reduci a Fiume come un pifferaio”.

Un'opera tra storia e polemiche ideologiche

Il film è stato oggetto di controversie relative ai finanziamenti pubblici ottenuti e al suo contenuto, da alcuni ritenuto vicino a specifiche sensibilità politiche. Tuttavia, il regista Arnaldo Catinari, la produttrice Federica Lucisano e l'amministratore delegato di Rai Cinema, Paolo Del Brocco, hanno fermamente ribadito l’indipendenza ideologica del progetto.

Federica Lucisano ha sottolineato: “Quando ho letto la sceneggiatura sono rimasta completamente affascinata perché nei libri di storia la vicenda di Fiume viene raccontata in poche righe. Fu invece una rivoluzione che anticipava tutti quei valori del Sessantotto come il divorzio, il matrimonio omosessuale, il voto alle donne”. Paolo Del Brocco ha aggiunto: “Noi dobbiamo raccontare tutte le storie possibili e immaginabili… continueremo a farlo non chiedendoci se rappresenta una parte politica o l’altra”.

L’azione del film si muove tra la repressione dei vecchi regimi e la tensione verso un futuro diverso, narrando l’esperienza unica della Carta del Carnaro, promulgata l’8 settembre 1920. Questa costituzione avveniristica rivendicava suffragio universale, libertà di espressione, autonomia della città e la centralità della cultura e delle arti.

L’atmosfera ricreata dalla pellicola si ispira al fermento artistico e alle tensioni politiche di quel periodo, mettendo in scena non solo figure storiche come D’Annunzio, ma anche personaggi ispirati a protagonisti del tempo.

Storia, ambientazione e cast

"Alla festa della Rivoluzione" segna il debutto alla regia di Arnaldo Catinari, noto direttore della fotografia. Il cast include, oltre a Maurizio Lombardi, Valentina Romani nei panni di Beatrice, Riccardo Scamarcio come Pietro e Nicolas Maupas nel ruolo di Giulio, con l’aggiunta di Darko Peric e altri interpreti. Il film, di genere drammatico, ha una durata di 98 minuti ed è stato recensito dalla critica con giudizi contrastanti, ottenendo una valutazione media di 2,5 stelle su tre recensioni.

Alcune analisi evidenziano uno stile “cappa e spada” moderno e atmosfere che richiamano grandi classici, mentre il carisma di D’Annunzio, interpretato da Lombardi, viene valorizzato nonostante una fisicità distante dal modello storico.

Ambientato nella Fiume del 1919, sullo sfondo della presa della città da parte di D’Annunzio e nel clima di accesa tensione post-bellica, il film fa rivivere l’esperienza utopica della Reggenza, tra tentativi rivoluzionari e la minaccia di una miccia globale. La narrazione segue i destini dei protagonisti, mettendo in risalto il contrasto tra fede ideologica e amore per la libertà in un’epoca in cui, almeno per breve tempo, “tutto sembrava possibile”.