La Giuria internazionale della 61ª Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, la cui apertura è prevista per il 9 maggio, si è dimessa in blocco. La giuria era composta da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi. La notizia è stata comunicata dalla Biennale di Venezia all'indomani della visita degli ispettori del ministero della Cultura presso la sede dell'istituzione veneziana.
Le dimissioni avvengono in un momento di particolare tensione, segnato dalla ripresa delle ispezioni ministeriali a Ca’ Giustinian, sede storica della Biennale.
Gli ispettori, guidati da Angelo Piero Cappello, direttore della Creatività contemporanea del Mic, hanno condotto controlli approfonditi. Le verifiche si sono concentrate sulla gestione amministrativa della Fondazione, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, sui rapporti con i Paesi partecipanti e sulle procedure adottate dalla giuria stessa. Queste ispezioni, già preannunciate, sono diventate operative a pochi giorni dall’inaugurazione, contribuendo a un clima di crescente pressione istituzionale.
Controversie e implicazioni delle dimissioni della Giuria
Al centro della vicenda vi è la controversa decisione della giuria di escludere dalla premiazione la Federazione Russa e lo Stato di Israele, entrambi presenti con un proprio padiglione ai Giardini.
La motivazione addotta era che tali Stati sarebbero stati denunciati “per crimini contro l’umanità” alla Corte penale internazionale. Questa scelta, di delicatezza giuridica e politica, ha generato una diffida formale da parte degli avvocati dell’artista israeliano Belu-Simion Fainaru, rappresentante del padiglione di Israele, che ha contestato una presunta discriminazione e ha annunciato la possibilità di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo. L’artista ha ipotizzato anche profili di antisemitismo, alimentando ulteriormente la polemica.
Le ispezioni ministeriali hanno mirato a ricostruire l’intero iter decisionale della Fondazione, con attenzione alle procedure adottate sia dalla presidenza che dalla giuria.
Le verifiche si estendono alla conformità con le normative nazionali e internazionali, in particolare per la gestione dei padiglioni di Paesi considerati sensibili, tra cui Russia, Israele e Iran. La Biennale, in una nota ufficiale, ha ribadito “l’assoluto rispetto delle norme vigenti e delle procedure amministrative”, sottolineando di aver agito “in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali”.
Contesto internazionale e reazioni istituzionali
L’edizione 2026 della Biennale Arte, in programma dal 9 maggio al 22 novembre, coinvolgerà cento nazioni e attirerà circa 22.000 persone nei giorni della vernice, inclusi oltre 3.000 giornalisti e almeno 50 ministri della Cultura. Particolare attenzione ha suscitato la decisione di riaprire, seppur per soli tre giorni (dal 6 all’8 maggio), il padiglione della Federazione Russa ai Giardini, chiuso da anni a causa delle sanzioni europee.
Il padiglione sarà poi nuovamente chiuso dal 9 maggio.
Le tensioni diplomatiche si sono acuite con l’annuncio di Glenn Micallef, commissario europeo alla Cultura, di non partecipare agli eventi inaugurali “fino a quando la Russia sarà invitata”. Questa posizione potrebbe influenzare il futuro sostegno economico dell’Unione europea alla Fondazione Biennale. Sul fronte nazionale, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito l’ispezione un “controllo ordinario”, mentre il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha manifestato irritazione per la tempistica e le modalità dei controlli ministeriali, ritenuti particolarmente delicati a ridosso dell’inaugurazione.
La Biennale di Venezia, fondata nel 1895, è una delle istituzioni più prestigiose per le arti visive.
L’edizione 2026, con la riapertura del padiglione russo e la controversa esclusione di Russia e Israele dai premi, si inserisce in una fase di forte visibilità internazionale, confermando il ruolo dell’istituzione come luogo di dibattito non solo artistico ma anche politico-diplomatico. L’attenzione resta alta in vista dell’inaugurazione, in un clima segnato da defezioni e possibili ripercussioni diplomatiche.