Volto amatissimo dal pubblico italiano, Niccolò Centioni è cresciuto sotto i riflettori interpretando Rudi nella fortunata serie televisiva “I Cesaroni” diventando nel tempo uno dei personaggi più iconici della fiction italiana. Con la sua ironia spontanea, la comicità istintiva e quella capacità unica di rendere autentiche anche le situazioni più surreali, ha conquistato intere generazioni di spettatori. Ma Centioni non è soltanto il “Rudi de “I Cesaroni”. Nel corso degli anni ha intrapreso un percorso artistico più ampio, mettendosi alla prova in ruoli diversi e dimostrando una crescente maturità interpretativa, come nel registro drammatico de “Il Patriarca”.

Dietro la leggerezza dei suoi personaggi si cela infatti un attore consapevole, determinato a non restare intrappolato in un unico ruolo e a esplorare tutte le sfumature della recitazione. Tra desiderio di evoluzione e forte legame con il passato, Niccolò continua oggi a costruire il proprio percorso con autenticità, portando avanti una carriera che unisce passione, esperienza e voglia di mettersi in gioco.

Prima di tutto, come stai?

In questo momento non potrei dire che sto male. Sono davvero all’ottavo cielo, quindi va tutto bene.

Lunedì 13 aprile 2026 andrà in onda su Canale 5 la nuova stagione de “I Cesaroni – Il Ritorno”. Dopo tanti anni, come hai vissuto il ritorno sul set nei panni di Rudi, oggi adulto e collaboratore scolastico?

Ho fatto diverse cose dopo I Cesaroni 6, però tornare su questo set, che mi ha reso popolare, è stato più bello di tutto il resto. Mi dispiace per gli altri lavori, ma I Cesaroni sono I Cesaroni. Tornarci è stato davvero un sogno diventato realtà. Per quanto riguarda Rudi, il fatto che diventi bidello fa ridere: uno che andava male a scuola e poi diventa bidello è ironico.

Il pubblico ti ha visto crescere nei Cesaroni: cosa pensi che Rudi possa raccontare oggi di diverso agli spettatori nella nuova stagione?

Rudi mantiene lo stesso DNA folle di sempre, con un pizzico di genialità in più che lo aiuterà a risolvere alcune problematiche familiari. È un incrocio tra Mac Gyver e Mr. Bean: cerca di risolvere le situazioni a modo suo.

La cosa buffa è che ci prova, ma non è detto che ci riesca. Il messaggio è di non arrendersi e almeno provarci.

Ritrovare i tuoi colleghi dopo tanto tempo è stato come tornare in famiglia o hai percepito delle distanze?

È stato come non esserci mai divisi. Come tornare indietro nel tempo, nel mio habitat. Mi sono sentito a casa, in famiglia.

Quanto è cambiato il tuo modo di interpretare il tuo personaggio rispetto a quando eri più giovane?

Rivedendomi nella prima stagione, quando avevo 12-13 anni, mi trovavo molto bravo e ridevo tantissimo. Oggi non mi lamento, ma da piccolo mi facevo ridere di più. Il picco è stato tra la prima e la seconda stagione.

C’è una parte del “vecchio” Rudi che hai voluto assolutamente conservare in questa nuova versione?

Non posso dire tutto per non svelare la trama, ma ho voluto mantenere la simpatia e la furbizia. Rudi è scaltro, fa ridere ma è anche un po’ geniale, quasi un “genio del male”. Ho voluto conservare questa caratteristica e la sua leggerezza, evitando che diventasse troppo serio.

Interpretare un personaggio più maturo ti ha fatto riflettere anche sul tuo percorso personale? In che modo?

Crescendo si capisce che bisogna calmarsi e trovare una direzione nella vita.

Quanto c’è di Niccolò in Rudi e quanto di Rudi in Niccolò?

Abbiamo in comune il romanticismo: ci innamoriamo spesso, anche delle persone sbagliate. Siamo entrambi molto simpatici. Simpatia e romanticismo sono i nostri punti in comune.

C’è qualcosa che Rudi vive oggi che senti molto vicino anche alla tua vita personale?

Non particolarmente, perché la mia famiglia è molto diversa da quella dei Cesaroni. Mi sarebbe, però, piaciuto avere una famiglia allargata come la loro.

Nella tua carriera hai interpretato anche un ruolo drammatico, quello dell’agente Riccardi ne “Il Patriarca”. Quanto è stato importante metterti alla prova in un registro così diverso?

Non vedevo l’ora di cambiare completamente ruolo. Avevo bisogno di dimostrare che posso interpretare personaggi diversi. Voglio fare l’attore, non essere identificato solo con Rudi Cesaroni. Questa esperienza mi è servita per dimostrare che posso interpretare anche ruoli drammatici.

Guardando il tuo percorso artistico, qual è stata la rinuncia più grande che hai dovuto fare crescendo nel mondo dello spettacolo?

Avere un’adolescenza normale, con amicizie scolastiche solide. Mi è mancato avere amici veri: ne ho pochi ed è stato difficile costruirli. Anche nei rapporti sentimentali è complicato fidarsi completamente, perché non si sa mai se una persona sta con te per quello che sei o per quello che fai.

Dopo questo attesissimo ritorno, quali sono i tuoi progetti futuri e che direzione vorresti dare alla tua carriera?

Vorrei iniziare seriamente una carriera da doppiatore: ho già fatto qualcosa ma senza dedicarmici completamente. Mi piacerebbe anche fare lo speaker radiofonico e utilizzare la mia voce. Inoltre, voglio continuare a migliorarmi come attore. Mi piace quello che faccio e spero di poter continuare.