Chitarrista e compositore con un passato in geologia, Kostja porta nella sua musica proprio questa tensione tra osservazione e trasformazione: strati, crepe, movimenti lenti e improvvisi. L'artista è tornato lo scorso 20 marzo con Hiding, un brano che non prova a raccontare l’amore nel modo in cui siamo abituati a sentirlo, ma si muove negli spazi più silenziosi e meno esplorati delle relazioni.

Il singolo, secondo estratto dal prossimo album Drift Migration, prende in prestito un termine scientifico per parlare di deviazioni: non solo quelle degli uccelli migratori, ma anche quelle emotive e creative che spostano le persone fuori rotta.

Tra elettronica sperimentale, atmosfere cupe e aperture più luminose, Kostja costruisce un equilibrio instabile, arricchito dalla voce di Eleonora Franchina e dal sax tenore di Eros Terzuoli.

Kostja, le sue radici e la sua musica: 'Oscillo tra fasi di frenetica operosità e momenti di vuoto'

Sei partito da Leningrado e sei arrivato a Bologna: cosa ha lasciato questo viaggio dentro la tua musica?

Le mie radici russe, pur essendo cresciuto in Italia, mi influenzano nella propensione per atmosfere calme e riflessive. Il ritorno a San Pietroburgo di qualche anno fa è stato un momento di forte riconnessione che ha dato l'impulso creativo al mio primo EP. D'altra parte, Bologna è un crocevia culturale: vivere qui mi permette di assorbire stimoli dalle realtà musicali più disparate.

Drift Migration” parla di deviazioni: nella tua carriera, c’è stato un momento in cui perdere la direzione è stato necessario?

Mi sento "fuori rotta" da anni, ma ho smesso di vederlo come un problema. Questa sensazione di smarrimento, che penso sia comune a molti della mia generazione, è talvolta ed uno stimolo incentivo ad essere resiliente e creativo. Un passaggio importante è stato staccarmi dalla dimensione della band in fase produttiva, per intraprendere una strada solista più solitaria e consapevole, curando ogni aspetto della produzione per riflettere chi sono oggi.

Dici che non riesci a scrivere vere canzoni damore: Hiding” è un modo per aggirare quel limite o per affrontarlo?

Più che aggirarlo, direi che è un modo per esplorare il sentimento amoroso senza idealizzazioni.

Trovo spesso stucchevole il linguaggio tradizionale dell'amore perché rischia di semplificare dinamiche molto complesse; per questo preferisco che sia il suono a parlare. In Hiding, affronto il lato più concreto e talvolta crudo delle relazioni a lungo termine, focalizzandomi su quei silenzi e quelle zone d'ombra che spesso vengono ignorati.

Nel brano c’è un senso di immobilità che poi si spezza: da cosa nascono i tuoi terremoti” creativi?

Il "terremoto" per me avviene quando decidiamo di rivelare quelle parti di noi che teniamo celate per timore o autodifesa; è una rottura che può far male, ma che è indispensabile per evolvere. Questo scompiglio si traduce nella struttura del pezzo: la forma canzone tradizionale lascia spazio ad una coda finale ipnotica e onirica, che trasporta chi ascolta lontano dalla superficie del brano.

Il pezzo alterna atmosfere cupe e aperture più luminose: è un equilibrio che cerchi anche fuori dalla musica?

Nel mio quotidiano, oscillo tra fasi di frenetica operosità e momenti di vuoto. Questo dualismo si è riflesso anche nella creazione delle nuove canzoni: da un lato c'è la ricerca sonora, più istintiva e viscerale, dall'altro l'applicazione di un rigore quasi scientifico e razionale, per mettere ordine nel caos durante il mixaggio.

Al tuo fianco in questo singolo ci sono Eleonora Franchina ed Eros Terzuoli. Parlando di collaborazioni: quando lasci spazio agli altri, cosa scopri di te?

Collaborare con Eleonora ed Eros è stato un atto naturale. Eleonora, oltre a darmi equilibrio vocale, è stata fondamentale per aiutarmi a superare l'insicurezza nell'usare la mia stessa voce.

Lasciare spazio alla loro sensibilità mi ha permesso di vedere la mia musica da prospettive diverse. Mi ha aiutato ad arricchire e trasformare la mia visione rendendo il brano qualcosa che non avrei potuto generare da solo.

Guardando oltre: cosa ti aspetti dal tuo futuro musicale?

Il mio obbiettivo principale ora è portare questa musica dal vivo in diverse forme, dal trio a versioni acustiche più spoglie e dirette. Drift Migration fotografa in modo sincero il mio presente, ma sento già la voglia di esplorare nuovi territori e di collaborare con altri artisti.