I Litfiba riaprono un capitolo significativo della loro storia con la pubblicazione della title track17 Re’, un brano rimasto inedito per quarant’anni. Questa attesa uscita precede il tour celebrativo, che ha già riscosso notevole successo. La conferenza stampa milanese ha riunito Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, i quali hanno mostrato una ritrovata vitalità e complicità, riaffermando la voce della storica band fiorentina nel panorama musicale italiano.

‘17 Re’: tra leggenda e sorprendente attualità

La storia di ‘17 Re’ è intrisa di scelte artistiche coraggiose.

All’epoca, il gruppo decise di escluderlo dall’album omonimo del 1986, ritenendolo “poco convincente”. Il testo, però, sopravvisse, stampato in parte nella copertina, alimentando negli anni un’aura quasi leggendaria attorno a quello che oggi è considerato un pilastro del rock italiano. Riascoltato dopo quattro decenni, il brano si rivela sorprendentemente attuale. Piero Pelù ha ricordato come, all’uscita, ‘17 Re’ “non fu capito e fu massacrato dalla critica”, definendolo “barock and roll”. Nonostante l’iniziale freddezza, il disco segnò una svolta per il gruppo, consacrandolo anche a livello europeo e dimostrando la sua duratura rilevanza.

Impegno sociale e il palco del Primo Maggio

Il ritorno dei Litfiba va oltre la celebrazione, ribadendo il profondo impegno sociale e politico che ha sempre contraddistinto la loro produzione.

Piero Pelù ha sottolineato come la band non abbia mai avuto timore di schierarsi, fin dal primo EP del 1982 intitolato ‘Guerra’. “Non abbiamo mai avuto paura di schierarci dalla parte delle vittime del potere, siano esse palestinesi, russi del Donbass, ma anche israeliani contrari a questa guerra”, ha affermato Pelù, denunciando un “abuso di potere di una tecnocrazia assassina con Netanyahu, Putin, Trump, gli Ayatollah e la Nord Corea”. Ha aggiunto che gli artisti, sebbene “contino zero”, hanno “la voce e il coraggio di schierarsi”, una qualità che “sta un po’ mancando nello scenario artistico mondiale”. Il tour vedrà la band esibirsi anche sul palco del Concertone del Primo Maggio. Pelù ha criticato la “presa di posizione del governo” italiano sui rapporti con Israele, arrivata “tardi”, mentre “Olanda e Spagna hanno dato segnali più chiari”.

La ritrovata energia e le prospettive future

La reunion, dopo tredici anni, è stata accolta con entusiasmo. Ghigo Renzulli ha espresso il suo piacere nel ritrovarsi, ricordando le “tante” esperienze vissute e definendo l’esperienza un “déjà-vu che mi piace”. Antonio Aiazzi ha evidenziato come il “vecchio schema” si sia “riacceso senza che ci dicessimo nulla”, portando a un risultato sorprendente. Gianni Maroccolo ha posto l’accento sull’aspetto umano, dichiarando di essere lì “per il piacere di condividere musica con artisti che stimo e con i quali ho vissuto momenti belli”. Il gruppo ha rievocato il contesto internazionale degli anni ’80, quando i Litfiba erano apprezzati in Francia e ‘17 Re’ fu presentato in anteprima a Melbourne, Australia, nel dicembre del 1986.

Piero Pelù ha definito quell’epoca un periodo di “magia”, sottolineando l’unicità di presentare oggi un singolo rimasto nel cassetto per quarant’anni. La vera sfida sarà suonare l’intero album dal vivo, un disco che Pelù definisce “inspiegabile”. Sul futuro, la band preferisce vivere “all’ora”, ma Ghigo Renzulli ha scherzosamente predetto “un’altra reunion” tra quarant’anni. Pelù ha infine riflettuto sul rapporto tra rock e nuove generazioni, notando come i giovani tra i 20 e i 30 anni partecipino attivamente alla vita politica. Quarant’anni dopo, ‘17 Re’ rimane un “oggetto non identificato”: nato come un azzardo, frainteso alla sua uscita, è diventato un culto nel tempo, e oggi il suo brano omonimo è più vivo che mai, capace di parlare fluentemente la lingua del presente.