A vent'anni dal successo de Il diavolo veste Prada, Meryl Streep riprende l'iconico ruolo di Miranda Priestly nel sequel diretto ancora da David Frankel. Il film, adattamento del bestseller di Lauren Weisberger, sarà distribuito nelle sale italiane da Walt Disney a partire dal 29 aprile 2026. L'atteso appuntamento cinematografico vede il ritorno di Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, accanto alla Streep.
La tre volte premio Oscar Meryl Streep ha presentato il film in conferenza stampa globale, evidenziando come la nuova Miranda si trovi in un mondo mutato, dove il suo potere è costantemente messo alla prova.
L'attrice ha spiegato che la direttrice della rivista di moda più influente deve ora navigare in un mondo in cui rischia di perdere il controllo. Ha aggiunto che Miranda difende il suo ruolo non solo per essere al comando, ma per la sua ricerca della bellezza e la celebrazione delle capacità umane. Si sente una curatrice di cultura, ma di fronte alle difficoltà, è costretta a scendere a compromessi, una parola che le risulta difficile da pronunciare.
L'evoluzione di Miranda Priestly e il cast
Nel nuovo capitolo, Miranda Priestly affronta le incertezze di un ambiente lavorativo e sociale in rapida trasformazione. Il personaggio, definito dal suo potere, si confronta con la possibile perdita di quell'influenza che l'ha resa un'icona della cultura pop e del cinema contemporaneo.
Il film riunisce il cast originale: Anne Hathaway (Andy Sachs), Emily Blunt (Emily Charlton) e Stanley Tucci (Nigel), riproponendo le dinamiche consolidate.
Il cast si arricchisce con nuove presenze di rilievo: Kenneth Branagh, Lucy Liu, Justin Theroux, B.J. Novak, Pauline Chalamet, Patrick Brammall, Caleb Hearon, Helen J. Shen e Conrad Ricamora. Questa diversità sottolinea il carattere globale dell'industria della moda e le sfide che figure apicali come Miranda Priestly devono affrontare, bilanciando creatività, potere e adattamento ai tempi.
Meryl Streep, rappresentazione femminile e questioni di genere
Meryl Streep ha evidenziato il valore simbolico del suo ritorno dopo vent'anni, rimarcando la rarità di ruoli di primo piano per attrici di circa settantasette anni nelle grandi produzioni.
Si è detta felice di poter rappresentare donne di questa età sul grande schermo, sottolineando come spesso le attrici sopra i cinquant'anni spariscano nel nulla, con interessi e opinioni poco valorizzati. Miranda Priestly emerge come figura influente e resiliente in un mondo in continua evoluzione.
Il sequel, dopo il successo del 2006 che esplorava il complesso rapporto tra potere e creatività nella moda, si inserisce nel dibattito attuale sulle opportunità professionali per le donne mature. Miranda diventa simbolo di autorevolezza, dialogando con diverse generazioni e aggiornando i temi alla realtà odierna dell'editoria e della società.