Il Parco archeologico di Sibari, situato nel territorio di Cassano all’Ionio, ha riaperto al pubblico il 25 aprile, a soli due mesi dall’alluvione che ne aveva imposto la chiusura. La riapertura, avvenuta in concomitanza con la Festa della Liberazione, assume un profondo valore simbolico, restituendo il sito alla collettività dopo intensi interventi di pulizia, monitoraggio e messa in sicurezza. Per la giornata inaugurale, l’ingresso al Parco è stato gratuito, offrendo ai visitatori la possibilità di partecipare a due passeggiate archeologiche guidate dal personale specializzato, programmate alle ore 11:00 e alle ore 16:00.
L’orario di apertura è dalle 9:00 alle 19:00.
Il direttore dell’area archeologica, Filippo Demma, ha espresso grande soddisfazione per il ritorno del pubblico: “È una grande gioia poter accogliere di nuovo il nostro pubblico tra i viali del Parco archeologico di Sibari, tanto più in una data simbolica come quella del 25 aprile”. Anche il vescovo di Cassano, monsignor Francesco Savino, ha partecipato all'evento, sottolineando il valore spirituale e culturale della riapertura: “Sibari risorge. C’è qualcosa di antico, di sacro, nel modo in cui la terra resiste e Sibari lo sa da tremila anni: ha visto la gloria e la rovina, ha assaggiato il silenzio, raccontato il risveglio nei secoli, ha vinto l’oscurità e dato spazio alla luce che sempre, prima o poi, torna a passare attraverso le pietre, a incanalarsi nelle macerie, ad illuminare tutto”.
Il vescovo ha inoltre evidenziato come “acqua e fango abbiano cercato di soffocare questa memoria millenaria pochi mesi fa, ma una vera memoria non può essere cancellata mai del tutto”.
Ripristino rapido e organizzazione della riapertura
Il ripristino del Parco archeologico di Sibari è avvenuto in tempi notevolmente più rapidi rispetto a eventi passati. Nel 2013, infatti, un’alluvione simile aveva causato una chiusura del parco protrattasi per tre anni; questa volta, invece, sono bastati due mesi di interventi straordinari per poter accogliere nuovamente il pubblico. Le operazioni hanno incluso la rimozione di detriti, la pulizia dei percorsi, la messa in sicurezza delle aree espositive e il monitoraggio delle strutture.
Il lavoro costante delle squadre, coordinate dai Parchi archeologici di Crotone e Sibari, testimonia l’impegno istituzionale per garantire sicurezza, conservazione e fruibilità del patrimonio archeologico calabrese.
Il direttore Demma ha ribadito l’importanza di questo impegno, affermando che “il lavoro e l’impegno delle donne e degli uomini dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari non verrà mai meno per costruire le condizioni per un Patrimonio Culturale comune, condiviso, sicuro e accessibile per tutti”.
Storia e significato del Parco archeologico di Sibari
Il Parco archeologico di Sibari rappresenta una delle aree archeologiche più significative del Sud Italia, custode delle testimonianze della polis greca fondata nell'VIII secolo a.C.
L'antica Sybaris era celebre nel mondo antico per la sua ricchezza e il suo stile di vita agiato, divenendo sinonimo di lusso nella cultura occidentale. Nonostante le distruzioni subite nel corso dei secoli, l’area continua a restituire reperti di rilievo, fra cui resti di abitati, necropoli, pavimenti musivi e sculture di età arcaica, classica ed ellenistica.
Il Parco, che si estende su una vasta superficie pianeggiante nella piana di Sibari, ospita anche il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, dove sono conservate le principali scoperte provenienti dagli scavi. La riapertura del sito non solo permette di riprendere le visite, ma consolida anche il percorso di conoscenza del passato antico di questo territorio, centrale nella storia della Magna Grecia e nell'identità culturale calabrese.