John Travolta, icona del cinema statunitense, debutta alla regia con il film ‘Volo notturno per Los Angeles’, presentato in anteprima mondiale al 79esimo Festival di Cannes. L’opera, che sarà disponibile su Apple Tv dal 29 maggio, è una profonda dichiarazione d’amore per l’aviazione, una passione che l’attore coltiva fin dall’infanzia. Il progetto cinematografico trae ispirazione da un libro che Travolta aveva scritto e illustrato anni fa per il figlio Jett, scomparso prematuramente nel 2009.
L'aviazione, una passione di lunga data e l'ispirazione per il film
Il film ‘Volo notturno per Los Angeles’ affonda le sue radici nei ricordi d’infanzia di Travolta, quando trascorreva ore a osservare i decolli dall’aeroporto LaGuardia di New York. Questa passione per il volo lo ha accompagnato per tutta la vita: ha iniziato a pilotare a quindici anni, ha ottenuto la sua prima licenza a ventidue e ha accumulato oltre novemila ore di volo. L’esperienza aeronautica ha anche influenzato la sua carriera cinematografica, portandolo a pilotare aerei in due dei suoi film: ‘Senti chi parla’ (1989) e ‘Nome in codice: Broken Arrow’ (1996). Il nuovo lavoro, in parte autobiografico, ripercorre le emozioni del suo primo volo nel 1962, un’esperienza che ha acceso una passione destinata a durare per tutta la vita.
Nel film, il giovane Jeff, interpretato dall’esordiente Clark Shotwell, pronuncia la stessa frase che Travolta disse da bambino: “Non posso credere di stare volando”. Il cast include anche sua figlia, Ella Bleu, la cui partecipazione è stata per l’attore una grande gioia e soddisfazione personale. Travolta ha espresso ammirazione per la figlia, definendola un’attrice straordinaria e una “stella nata”.
Il ricordo di Jett e la scelta di una produzione indipendente
La genesi di ‘Volo notturno per Los Angeles’ è profondamente legata alla memoria del figlio Jett, primogenito di Travolta e della defunta moglie Kelly Preston. Jett è scomparso a sedici anni nel 2009, durante una vacanza alle Bahamas, a seguito di una crisi epilettica.
Era affetto da autismo e dalla sindrome di Kawasaki, condizioni che la famiglia aveva mantenuto riservate fino alla sua morte. La decisione di Travolta di produrre il film con risorse proprie è stata motivata dal desiderio di mantenere il pieno controllo creativo e di trasmettere in modo autentico le sue esperienze personali. L’attore ha sottolineato come solo lui avrebbe potuto cogliere e restituire la prospettiva vissuta da bambino, evidenziando l’importanza di un approccio personale e intimo nella realizzazione dell’opera. Ha inoltre dichiarato che non esclude un secondo film da regista, ma solo se un progetto lo colpirà con la stessa intensità di questo.
La carriera di John Travolta: successi, rinascite e impegno
Nato nel 1954 nel New Jersey, John Travolta è considerato una delle ultime grandi icone di Hollywood. La sua carriera, che attraversa quasi cinquant’anni di spettacolo americano, lo ha visto distinguersi come attore, ballerino, cantante e pilota. Ha raggiunto la fama mondiale con ruoli iconici in film come ‘La febbre del sabato sera’ (1977) e ‘Grease’ (1978), che lo hanno proiettato nell’immaginario collettivo come Tony Manero e Danny Zuko. Dopo un periodo di alti e bassi negli anni Ottanta, ha vissuto un clamoroso rilancio con ‘Pulp Fiction’ (1994) di Quentin Tarantino, interpretando l’indimenticabile Vincent Vega. La sua vita è stata segnata anche dalla lunga appartenenza alla Chiesa di Scientology, di cui è stato uno dei membri più noti.
Parallelamente alla sua carriera artistica, Travolta ha continuato a coltivare la sua passione per l’aviazione, diventando un pilota certificato e accumulando migliaia di ore di volo. Il suo impegno si è esteso anche ad attività umanitarie, pilotando personalmente il suo aereo carico di aiuti dopo eventi come l’uragano Katrina nel 2005 e il terremoto di Haiti nel 2010. La sua storia è un esempio di resilienza, caratterizzata da successi straordinari, momenti difficili e una costante capacità di reinventarsi nel panorama dello spettacolo.