Il vicepremier Matteo Salvini ha visitato il Padiglione russo alla Biennale d’Arte di Venezia, invocando la diplomazia per porre fine al conflitto. “La mia speranza è che dopo quattro anni di conflitto, di sanzioni e di morti si vada al tavolo e sia la diplomazia a decidere e a chiudere il conflitto”, ha dichiarato Salvini, accompagnato dalla commissaria Anastasia Karneeva. La riapertura del Padiglione russo per l’edizione 2026 ha suscitato forti polemiche internazionali, con proteste da Kiev e ventidue Paesi dell’Unione Europea.

Salvini ha sottolineato che “ai Giardini, all’Arsenale non si parla di guerra”, definendo cultura e sport “campi neutri, campi d’incontro”.

Ha espresso l’auspicio che l’esperienza al padiglione russo possa infondere un’“idea di serenità”, utile anche in politica. Dopo aver assistito alle performance degli artisti russi e toccato l’albero simbolo, ha paragonato l'evento all'adunata degli alpini a Genova, criticando un'“epoca surreale” dove anche le tradizioni generano scandalo. Per Salvini, “l’arte e la Biennale servono a riavvicinare”, e la presenza di giovani artisti da Paesi in conflitto è un “bel segnale” di dialogo.

Tensioni UE e riapertura del Padiglione russo

La partecipazione della Russia alla sessantunesima Esposizione Internazionale d’Arte, in programma dal 9 maggio 2026, ha generato un acceso dibattito. Il Padiglione russo, chiuso dal 2022, è stato riaperto nonostante le sanzioni europee.

La Commissione europea ha minacciato il congelamento di due milioni di euro di finanziamenti alla Biennale di Venezia, concedendo trenta giorni per chiarimenti, pena la perdita di risorse fino al 2028. La riapertura è vista come una violazione delle sanzioni.

Numerosi europarlamentari e il governo ucraino si sono opposti. In Italia, Matteo Salvini e il presidente del Veneto, Alberto Stefani, hanno criticato Bruxelles, difendendo l’autonomia e la funzione dialogica della Biennale. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha manifestato disapprovazione disertando il restauro del Padiglione Centrale. Angelo Bonelli (Europa Verde) ha denunciato un “doppio standard” della Commissione, evidenziando la differente posizione rispetto alla partecipazione di Israele nonostante il conflitto a Gaza.

Reazioni internazionali e il ruolo dell'arte

Contemporaneamente alle pressioni europee, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha imposto sanzioni a cinque personalità culturali russe legate al Padiglione di Venezia, accusate di “giustificare l'aggressione e diffondere propaganda”. Tra i sanzionati figurano la commissaria Anastasia Karneeva, Mikhail Shvydkoy, Valeria Oliynyk, Artem Nikolaev e Ilya Tatakov. Le sanzioni includono restrizioni economiche, divieto di ingresso in Ucraina e sospensione di scambi culturali.

La Biennale di Venezia, sin dal 1895, si conferma un cruciale punto di confronto culturale. La riapertura del Padiglione russo riaccende il dibattito sul ruolo dell'arte e della diplomazia nei conflitti internazionali, sottolineando l'importanza delle istituzioni culturali nel promuovere il dialogo oltre le crisi politiche.