Il 14 maggio 2026, Milano ospiterà un evento per il collezionismo: l’asta del manoscritto del De Oratore, opera del calligrafo rinascimentale Bartolomeo Sanvito. Questo volume, l’ultimo di Sanvito in mani private, sarà battuto da Pandolfini Casa d’Aste con una stima tra 200mila e 300mila euro. Il manoscritto si distingue per la firma di Sanvito, calligrafo del Quattrocento, e per la legatura architettonica del Cinquecento. Realizzato per il mantovano Ludovico Andreasi, l’opera presenta una scrittura corsiva e un apparato miniato. Gli esperti la definiscono: “l’apice della cultura amanuense, la vetta più alta raggiunta in Italia in oltre due secoli di manoscritti.

Un’opera di tale qualità, provenienza e stato di conservazione appare molto raramente sul mercato”.

Storia, unicità e mercato dei codici miniati

Dopo Andreasi, il manoscritto è passato per importanti collezioni: Horace de Landau (banchiere legato ai Rothschild) e Madame Hugo Finaly, che lo espose a Palazzo Pitti nel 1922, attestandone il valore. La sua unicità, autografato e datato al colophon, è accentuata dal fatto che la maggior parte dei manoscritti di Sanvito si trova in grandi biblioteche o fondazioni private.

Cristiano Collari sottolinea: “il collezionismo dei manoscritti rappresenta la nicchia più alta della bibliofilia”, per la loro unicità e la doppia valenza di testo e miniature, assenti nei libri a stampa.

Il settore dei codici miniati in asta è in crescita, con aggiudicazioni importanti. L’Officiolum di Francesco da Barberino, venduto per un milione di euro, ne è un esempio. Il manoscritto di Sanvito si inserisce in questa tradizione come un punto di arrivo, grazie a provenienza certificata e condizioni di conservazione, protetto dalla legatura e dalla resistenza della pergamena.

Bartolomeo Sanvito è figura chiave nella calligrafia e miniatura rinascimentale italiana, influenzando tipografia e gusto antiquario. Il De Oratore offerto da Pandolfini, con la firma di Sanvito, testimonia una transizione epocale: “L’ultimo prodotto prima dell’arrivo della stampa, che cambiò tutto”, come rileva Collari, evidenziandone il valore storico e artistico.

La sua presenza sul mercato, insieme ad altre recenti aggiudicazioni in Italia – come il raro manoscritto dell’Ab Urbe condita di Tito Livio (ceduto per quasi 538mila euro) – riflette la vitalità del settore.