Lo scrittore israeliano David Grossman ha posto la speranza al centro del suo intervento al Salone del Libro di Torino, intrecciandola con le questioni sociali, di conflitto e di futuro. Durante la presentazione del Meridiano Mondadori a lui dedicato, avvenuta il 18 maggio, Grossman ha ribadito l'urgenza di questo sentimento: “Oggi ce n’è bisogno più che mai e non si capisce perché non riesca ancora a prevalere, non riesca ad avere la meglio”. L’autore, intervenuto nell’ambito dell’edizione intitolata al "Mondo salvato dai ragazzini", ha sottolineato l'importanza di coltivarla, specie tra i giovani cresciuti nell'odio.

Grossman, nato nove anni dopo la fondazione dello Stato di Israele, ha affrontato temi attuali, come le imminenti elezioni in Israele. Ha espresso il timore che una vittoria delle destre possa condurre il paese “verso una strada senza uscita”, rendendo difficile immaginare il futuro in una società sempre più messianica, irrazionale e brutale. Interrogato sulla possibilità di lasciare il paese, lo scrittore ha risposto commosso: “Questa domanda mi spezza il cuore perché anche solo considerare questa possibilità è un pensiero che fatico ad accettare”.

La letteratura come strumento per riscoprire l'individuo

Durante la presentazione dei Meridiani, che raccolgono molte delle sue opere, tra cui "Vedi alla voce: amore", "Il libro della grammatica interiore", "Un cerbiatto somiglia il mio amore" e libri per ragazzi come "Abbracci", Grossman ha ripercorso la sua carriera letteraria.

Ha condiviso il desiderio che i suoi testi possano cambiare lettori e lui stesso: “Spero io stesso di essere stato cambiato dai miei libri e che il lettore sia una persona diversa dopo averli letti”. Rivolgendosi ai giovani, Grossman ha esortato a non arrendersi alla semplificazione: “Insistete sulle sfumature in questo mondo in bianco e nero, focalizzatevi su ciò che viene trascurato”.

Lo scrittore ha ribadito come la guerra neghi l’individualità, riducendo le persone a “blocchi”. Ha enfatizzato il ruolo della letteratura: “La guerra non prende mai in considerazione l’essere umano in quanto individuo, ma blocchi di persone. Quello che facciamo con la letteratura è arrivare all’individuo cercando di salvarlo da questa massa in cui si trova.

Bisogna amplificare l’unicità di ogni persona”.

Speranza, linguaggio e responsabilità delle nuove generazioni

Grossman ha distinto nettamente tra speranza e disperazione: quest’ultima, come l’odio, “è sempre lì, sullo scaffale”, mentre la speranza va generata e coltivata, specie dove generazioni sono cresciute nell’odio. Ha sollecitato un cambiamento: “Dobbiamo modificare il linguaggio, credere alla pace”. In una società segnata dal conflitto, ha esortato a trovare il coraggio per agire e a riconoscere “un’altra opzione” oltre violenza e odio.

Rivolgendosi direttamente alle nuove generazioni, Grossman ha evidenziato il loro compito: “Oggi è come se fosse diventato legale essere razzisti, antisemiti ed è un problema che dovranno affrontare le nuove generazioni.

Sono loro che devono dire ‘basta!’, far sentire la loro voce e non è limitato a Israele, vale per l’Ucraina, per lo Yemen”. Lo scrittore, impegnato nella stesura di un nuovo libro, ha citato un proverbio ebraico sulla riservatezza del lavoro: “La benedizione sta nel segreto”.

Un percorso letterario e umano

Grossman ha esplorato il significato della scrittura, vedendo ogni libro come il prologo del successivo. Ha condiviso una rivelazione personale: “Con La grammatica interiore alla fine ho compreso di aver capito meglio i miei genitori”. Ha inoltre sottolineato l’importanza dell’empatia, un esercizio attivo: “Dobbiamo praticare l’empatia che richiede sforzo, trovare la Ras, quella consapevolezza che ti fa sentire meno solo. Come quando ho visto i Meridiani, non un arrivo, ma consapevolezza. Mi dispiace che non ci siano più i miei genitori, sarebbe stato ancora più speciale”.