La casa d’aste fiorentina Pandolfini ha annunciato il ritrovamento de La Tebaide di Beato Angelico, un dipinto le cui tracce si erano perse da cinquant’anni. L’opera, parte di una collezione privata, sarà battuta all’asta il 20 maggio 2026 a Firenze, con una stima tra 150.000 e 250.000 euro. Il quadro fu alienato a Firenze nel 1970, dalla collezione Bartolini Salimbeni, per poi scomparire. Nonostante l’assenza, La Tebaide rimase nota tramite fotografie e una vasta discussione critica, che la riconosce unanimemente come autografo dell’artista.
Il riconoscimento è stato possibile grazie al confronto con l’altra versione de La Tebaide, conservata presso il Museo di San Marco a Firenze.
Quest’ultima era già stata esposta agli Uffizi e recentemente protagonista di una mostra tra Palazzo Strozzi e San Marco. Le due tavole risultano identiche per impostazione iconografica e aspetto, considerate entrambe autografe di Beato Angelico e versioni dello stesso soggetto. Si tratta di una scena ispirata a un passo delle Vitae Patrum, riferimento per l’iconografia eremitica. Il tema della vita ascetica nel deserto di Tebe godette di discreta fortuna tra Trecento e Quattrocento.
Critica e storia delle due versioni
La realizzazione di due versioni identiche non sorprende, dato il contesto storico. Lo storico dell’arte Miklós Boskovits evidenzia che nel Quattrocento non esisteva il concetto di originalità artistica e la pratica delle copie era del tutto comune.
La quasi perfetta corrispondenza tra le due Tebaidi suggerisce non solo l’uso dello stesso disegno preparatorio, ma anche una medesima destinazione funzionale. Più aperta resta la questione della committenza originaria. Alcuni studiosi hanno proposto un legame con l’ambiente vallombrosano, data la presenza della famiglia Bartolini Salimbeni in Santa Trinita, chiesa fiorentina dei vallombrosani. Un’altra ipotesi accredita un’origine camaldolese, sulla scorta del coinvolgimento di Ambrogio Traversari che nel 1423 ultimò la traduzione dal greco delle Vitae Patrum.
Il confronto con La Tebaide oggi al Museo di San Marco rimane centrale per la critica, poiché entrambe le opere sono considerate rare testimonianze della prima maturità di Beato Angelico.
La sua produzione pittorica ebbe un peso determinante nell’evoluzione della pittura fiorentina del primo Rinascimento. L’opera ritrovata offrirà nuovi spunti di ricerca, una voltaaccessibile dopo l’asta, per studi e analisi su tecnica e committenze quattrocentesche.
Percorso storico e valore artistico
La Tebaide ritrovata è stata a lungo documentata solo tramite riproduzioni fotografiche e ricerche bibliografiche. La sua presenza in importanti collezioni private, come quella dei Bartolini Salimbeni, evidenzia l’interesse delle famiglie fiorentine verso l’arte religiosa quattrocentesca. Il confronto con la versione conservata a Budapest, presso il Szépművészeti Múzeum, aggiunge elementi di studio: entrambe le tavole presentano un’impaginazione rigorosa delle scene di vita eremitica, con una complessa narrazione visiva che si rifà agli scritti agiografici dei Padri del Deserto.
La vicenda critica della tavola riaffiorata si inserisce nel solco delle recenti rivalutazioni della produzione di Beato Angelico, culminate nelle mostre tra Palazzo Strozzi e il Museo di San Marco.
Oltre ad essere un documento significativo della storia della committenza religiosa e della circolazione delle opere d’arte nel Rinascimento, questa Tebaide arricchisce il corpus delle opere note di Beato Angelico, alimentando la discussione su temi di iconografia e attribuzione nel contesto della pittura fiorentina tra Medioevo e Rinascimento.