Il 2 giugno 1946 segna una data fondamentale per la democrazia italiana: per la prima volta le donne furono ammesse al voto, un passaggio decisivo nel lungo percorso verso l’emancipazione femminile. Un cammino che, pur avendo compiuto passi importanti, non può dirsi ancora del tutto compiuto e che affonda le sue radici ben prima della svolta di ottant’anni fa.
Questa storia, che prende avvio dalle battaglie delle patriote del Risorgimento e prosegue con le esperienze delle femministe di fine Ottocento, è al centro del volume "Voto alle donne!", l’ultimo lavoro degli storici Mario Avagliano e Marco Palmieri, pubblicato da Einaudi e in presentazione il 6 maggio a Roma, presso la Società Dante Alighieri a Palazzo Firenze.
"Voto alle donne!", l’ultimo lavoro degli storici Mario Avagliano e Marco Palmieri
I due autori, già noti per numerosi saggi premiati, hanno indagato diversi aspetti della storia italiana contemporanea, dalla Resistenza all’emigrazione, fino al passaggio dalla Monarchia alla Repubblica nell’"anno della svolta" 1948. Il loro metodo si basa su un ampio utilizzo di fonti dirette: non solo documenti ufficiali, ma anche diari, lettere e testimonianze personali che restituiscono una narrazione più viva e concreta.
Anche in questo volume viene raccontata "la storia di una battaglia, dalle suffragette alla Costituente", prendendo spunto dalle parole di Maria Montessori che già nel 1899 denunciava la fine del "tempo in cui la donna era passiva, in cui bastava ch'ella non facesse il male", un’epoca in cui ogni virtù femminile implicava una negazione: "sii ignorante della vita; non ti occupare della cosa pubblica; non lavorare (…) sii passiva".
Il libro ripercorre tutte le tappe principali della lotta per i diritti: dall’Unità d’Italia, avvenuta "senza madri", ai fermenti del nuovo secolo, passando per la Grande Guerra, le illusioni del primo dopoguerra e gli anni del fascismo, fino al ruolo decisivo delle donne nella Resistenza e ai primi segnali di cambiamento che portarono alla "prova generale della amministrative", al voto del 2 giugno e alla presenza, nell’Assemblea Costituente, di alcune "madri della Patria" come Nilde Iotti, Maria Federici, Lina Merlin, Teresa Noce e Ottavia Penna Buscemi, membri della "Commissione dei 75" incaricata di redigere la Costituzione.
La conquista
Una conquista che, come sottolineano gli autori, "non può essere letta e compresa pienamente senza considerare il grande portato delle trasformazioni sociali che si mettono in moto dalla fine dell'Ottocento e vengono accelerare prima di tutto dalla Grande Guerra".
Trasformazioni "che segnano un ingresso via via più massiccio delle donne nella sfera pubblica e che sottotraccia proseguono anche durante la dittatura. Ancora di più, la partecipazione alla Resistenza e la mobilitazione per la ricostruzione politica e morale del paese contribuiscono a completare il lungo cammino che porta alla conquista del diritto di voto".
Come ricordava nel 1946 la socialista Anna Franchi, "il voto le donne se lo sono meritato e anche guadagnato. Un esercito di donne aveva lottato aspramente per ottenerlo". Tuttavia, osservano ancora Avagliano e Palmieri, "al momento della sospirata conquista del suffragio universale e del suo primo esercizio per le donne italiane, l'idea di cittadinanza come inclusiva anche del sesso femminile è ancora molto debole", e "alla pienezza dei diritti politici pienamente raggiunti, per molto tempo faranno da contraltare ingiustificate differenze e discriminazioni tra uomini e donne persistenti in molti ambiti civili e penali", in parte non del tutto superate ancora oggi.