"L'Italia sarà salvata dai fotografi", afferma il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Piertrangelo Buttafuoco, durante l’apertura dei cancelli ai Giardini e all’Arsenale, riservata oggi a giornalisti e addetti ai lavori.
Davanti ai fotografi, con il Padiglione Centrale sullo sfondo, Buttafuoco sorride impugnando un ombrello rosso, complice la minaccia di pioggia su Venezia. A quel punto scherza sul colore, "come il logo della Biennale", e dalla platea un giornalista rilancia: "Rosso fuoco come Buttafuoco".
Pressato dalle domande, però, taglia corto: "Parlerò domani in conferenza stampa".
Subito dopo si concede agli scatti, posando accanto al tram di Koyo Kouoh e insieme a Philippe Mall, marito della curatrice scomparsa.
Nel corso della giornata sono attese migliaia di presenze tra giornalisti e operatori del settore. Terminato il photocall, Buttafuoco visita il Padiglione Centrale, dove è allestita la mostra della curatrice, In Minor Keys.
Tensioni e dinamiche diplomatiche alla Biennale 2026
Il clima di tensione, alimentato soprattutto dalla presenza russa, ha acceso il dibattito politico. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, è intervenuto difendendo i vertici della manifestazione: «Difendo Buttafuoco. Fascista chi pensa di commissariare la cultura». Ha poi criticato la maggioranza di governo, osservando che «Sono partiti dicendo che avrebbero distrutto l'egemonia della sinistra.
Risultato? Si sono distrutti da soli. Avevano l’occasione di ribaltare la famosa egemonia gramsciana: hanno fatto ridere». Entrando nel merito della Biennale, ha aggiunto: «Non avrei incluso i russi, ma non mi sarei aspettato di nominare un intellettuale libero per poi commissariarlo perché le sue scelte non mi vanno bene. Lei mi chiede di Venezia... ma ha visto il caso Venezi?».
Il Padiglione russo, al centro da settimane di un delicato caso diplomatico, ha scelto una modalità di partecipazione inedita. Durante i giorni di Vernice, fino all’8 maggio, gli artisti registreranno a porte chiuse la performance «The Tree is Rooted in the Sky». In seguito, lo spazio espositivo resterà chiuso per tutta la durata della manifestazione, mentre il pubblico potrà vedere l’opera e votarla per il Leone dei Visitatori solo tramite maxi-schermi esterni.
La curatrice Anastasia Karneeva ha difeso questa scelta con un videomessaggio: «Lasciamo che sia l’arte a occupare il centro della scena, noi crediamo che l’arte debba rimanere indipendente». Ha inoltre ringraziato l’Italia e la Biennale per aver garantito la presenza di tutti i Paesi, sottolineando che «l’apertura di questo Padiglione, così come di ogni Padiglione, sia significativa, perché diventa un luogo in cui accrescere la conoscenza e la comprensione reciproca. Al contrario, in un Padiglione chiuso nulla può crescere».
A rendere ancora più complesso il quadro della manifestazione è arrivata anche la defezione dell’Iran. Seyed Majid Emami, direttore dell’Istituto culturale della Repubblica islamica dell’Iran, ha spiegato che la decisione di «non presenziare» rappresenta un atto voluto per «denunciare fermamente gli attacchi rivolti ai musei, ai siti culturali e al patrimonio dell'umanità».
Nonostante il Paese fosse inizialmente incluso tra le partecipazioni nazionali e i preparativi fossero già conclusi, le istituzioni iraniane hanno scelto di ritirarsi «in segno di protesta e ferma condanna per la guerra e le aggressioni imposte dagli Stati Uniti e da Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran». Emami ha infine precisato che le notizie diffuse in precedenza sulla partecipazione «sono da considerarsi completamente infondate», ribadendo che l’Iran «non ha alcun padiglione né alcuna rappresentanza ufficiale in questa edizione della manifestazione».