Il saggio “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti” di Arturo Di Corinto (Luiss University Press, 220 pagine, 22 euro), pubblicato il 5 giugno 2026, introduce il lettore all’era della guerra algoritmica. In questo scenario inedito, la dimensione bellica trascende i campi di battaglia tradizionali, estendendosi al cyberspazio, ai sistemi satellitari e alla gestione dei dati globali, ridefinendo i confini del potere reale.
Il volume prende spunto da eventi recenti e significativi: dall’attacco alla rete satellitare Viasat, che ha compromesso le difese ucraine prima dell’invasione russa, ai sabotaggi dei cavi sottomarini nel Mar Baltico, cruciali per gran parte delle comunicazioni mondiali.
Di Corinto analizza figure chiave della geografia digitale contemporanea, come Elon Musk, la cui gestione della connettività Starlink ha avuto impatti diretti in contesti bellici, e la società Palantir, fondata da Peter Thiel e Alexander Karp, vicina alla Casa Bianca e in espansione nel settore militare europeo tramite l’analisi dei dati.
Un focus centrale è dedicato alla disinformazione, strumento strategico alimentato da troll farm e dall’intelligenza artificiale. Questo delinea una realtà in cui smartphone, social media e dati personali diventano parte integrante di un fronte globale e diffuso. Il conflitto digitale, secondo l’autore, rende la sovranità tecnologica una delle sfide più pressanti per gli Stati.
La nuova geografia dei conflitti digitali
Arturo Di Corinto, giornalista e analista di cybersicurezza, attualmente consigliere dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, guida il lettore attraverso otto capitoli che esplorano concetti come la sovranità di Internet, la costante minaccia degli attacchi hacker, l’applicazione dell’intelligenza artificiale alla guerra e la democratizzazione della disinformazione. Il libro include un utile glossario per orientarsi tra i termini tecnici.
Il testo esamina diversi contesti nazionali: la Russia con la sua RuNet, un’infrastruttura digitale autonoma; la Cina e i suoi sistemi di social scoring; e l’Europa, impegnata nella regolamentazione digitale ma ancora carente nella produzione di tecnologia indipendente.
Nella prefazione, Roberto Baldoni, fondatore e primo direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, evidenzia come “le capacità scientifiche, industriali e digitali di un Paese determinano oggi la sua capacità di influenzare gli equilibri globali, di difendere la propria sicurezza e di preservare la propria autonomia decisionale”. Di Corinto aggiunge che “la sovranità tecnologica è impossibile da raggiungere senza enormi investimenti, un quadro normativo definito e solide regole di enforcement. Poiché i costi sono altissimi, le singole nazioni non sono in grado di farvi fronte da sole. Ma si possono alleare per realizzare un’autonomia strategica sovranazionale come appare intenzionata a fare l’Europa”.
Rischi globali e risposte istituzionali
Il panorama descritto si arricchisce con esempi di attacchi informatici a infrastrutture pubbliche, come nel caso di La Poste in Francia. Iniziative europee e nazionali, incluse le proposte italiane per un Centro di contrasto alla minaccia ibrida, sottolineano l’importanza di cooperazione internazionale, formazione e consapevolezza digitale quali strumenti essenziali per difendere la democrazia e la pace.
L’opera di Di Corinto si posiziona come un aggiornato contributo all’analisi dei nuovi rischi della società digitale. Unendo rigore analitico ed esempi concreti, il volume offre spunti fondamentali per comprendere la trasformazione delle modalità e dei luoghi della guerra nell’epoca contemporanea, evidenziando i pericoli della democratizzazione degli strumenti di disinformazione e l’urgenza di investimenti in conoscenza e tecnologia per la sicurezza collettiva.