Il Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, inaugura un nuovo spazio interamente dedicato alla fotografia, lo Spazio Ghella. La prima mostra ospitata è “Milan Unit 1994‑2009” di Ramak Fazel, fotografo nato in Iran e cresciuto negli Stati Uniti.

L'esposizione presenta l'intera produzione fotografica e documentaria realizzata da Fazel tra il 1994 e il 2009, periodo trascorso nella vivace scena del design e dell'architettura milanese. L'opera testimonia un momento cruciale per l'arte fotografica: il passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale.

Acquisita dal Maxxi nel 2025, l'opera-archivio viene ora proposta per la prima volta al pubblico nella sua forma compiuta.

L'artista ha concepito questo progetto come un vero e proprio archivio vivo, che riunisce negativi, diapositive, stampe, pubblicazioni, appunti e strumenti di lavoro. La sua logica narrativa si ispira ai ricordi d'infanzia e alle tradizioni familiari nomadi, come spiegato da Fazel stesso: “L’archivio comprende le cose che avevo raccolto in quegli anni lavorando come fotografo, le fatture, i negativi, le fotografie, le agende, le comunicazioni. Ha voluto essere un snapshot di quegli anni”. L'idea di un "baule di materie" deriva da una scatola di scarpe che custodiva le fotografie della sua famiglia, permettendo combinazioni e ricombinazioni libere, senza una narrazione lineare predefinita, un concetto che l'artista lega alla migrazione e alle sue origini nomade.

Lo sguardo sui grandi designer italiani

Una parte centrale della mostra è dedicata ai ritratti dei grandi designer e architetti italiani, frutto delle strette collaborazioni e dei rapporti personali che Fazel ha intessuto a Milano. Figure come Enzo Mari, Vico Magistretti, Achille Castiglioni ed Ettore Sottsass sono immortalate in momenti di lavoro o in contesti intimi, offrendo uno sguardo che si discosta dalle classiche foto di copertina. Fazel ha potuto visitare studi e residenze, assistendo alla "vita intima dei soggetti", creando un ritratto autentico di un periodo e dei suoi protagonisti.

Il viaggio interrotto e la "falsa parete" della democrazia

Una sezione significativa dell'esposizione ripercorre un episodio personale vissuto da Fazel nel 2006: un viaggio attraverso le cinquanta capitali degli Stati Uniti, pianificato seguendo la sua collezione di francobolli d'infanzia.

Partito da Indianapolis, l'artista fotografava i Campidogli e inviava cartoline da una città all'altra, ritirandole al fermoposta successivo. Il percorso si interruppe bruscamente nel Maryland, il trentaquattresimo stato, dove Fazel fu arrestato dall'FBI. La ragione? “Perché sono nato in Iran”.

Questo momento di "disincanto" e frattura è rappresentato nell'allestimento da un'interruzione fisica sulla parete espositiva, una "falsa parete" che simboleggia una democrazia solo apparente. L'artista riflette sul significato di questo evento a vent'anni di distanza, interrogandosi su cosa accadrebbe oggi, nel 2026, se intraprendesse un viaggio simile, in un contesto politico mutato tra Stati Uniti e Iran.

Il Maxxi e la valorizzazione della fotografia contemporanea

L'apertura dello Spazio Ghella e l'inaugurazione con la mostra di Ramak Fazel sottolineano la volontà del Maxxi di rafforzare la sua missione di ricerca, conservazione e valorizzazione dell'arte fotografica contemporanea. La sala, curata da Simona Antonacci con Maria Del Priori, si propone come un nuovo punto di riferimento per esposizioni e iniziative dedicate al medium. L'opera-archivio di Fazel, intrecciando fotografia, editoria, architettura e cultura visiva, si inserisce perfettamente nell'obiettivo del museo di documentare e approfondire i processi dell'arte contemporanea, valorizzando archivi privati e materiali inediti come fonti preziose per la ricerca storica e artistica.