Il regista iraniano naturalizzato danese Ali Abbasi ha presentato il suo film, 'The Apprentice – Alle origini di Trump', al cinema Astra di Firenze il 7 luglio 2026. L'evento, organizzato dalla Fondazione Stensen, ha incluso una discussione con il regista sulla rappresentazione di Donald Trump e del sistema politico americano.
Abbasi ha chiarito che il suo lavoro non è un'analisi storica, ma una "riflessione sul potere e per fare delle ipotesi sul funzionamento del sistema in termini di potere". Ha sottolineato che Trump non è un caso isolato: "Il sistema, in questo caso americano, può creare una persona come lui.
Trump non è un unicum, non è Napoleone". Il regista ha minimizzato la sua rilevanza storica: "Non vedo in Trump una persona con così tanta rilevanza storica. È una persona che mette in atto strategie poco sofisticate, è estremamente impulsivo".
Una profonda preoccupazione è stata espressa da Abbasi riguardo la potenziale veridicità di affermazioni provocatorie di Trump, come quella di "obliterare la cultura iraniana". Ha osservato che "purtroppo c’è una probabilità percentuale di verità in quello che dice e questo mi preoccupa tantissimo", descrivendo la difficoltà di temere una bomba atomica che "cancellerà un’intera cultura dalla faccia della Terra". Il cineasta ha anche manifestato delusione per l'Occidente, percepito "completamente compatto e unito dietro a Israele", evidenziando una disparità di reazioni tra i conflitti in Ucraina e quelli in Iran o a Gaza.
Il film di Abbasi: potere e società
'The Apprentice' non è una semplice biografia, ma una lente sui processi sociali e politici che generano figure controverse. Abbasi ha invitato a una maggiore consapevolezza del presente: "noi come società tendiamo a preoccuparci molto del passato, ma fatichiamo a relazionarci con il nostro tempo; questa è una nostra grande responsabilità, soprattutto come Europa: il cinema deve prendersi la responsabilità di una riflessione". La proiezione fiorentina ha offerto un'occasione per il dialogo sul ruolo del cinema nel dibattito sociale contemporaneo.
Scritto da Gabriel Sherman, il film ripercorre gli anni formativi di Trump negli anni Settanta e Ottanta a New York, focalizzandosi sulla sua relazione con figure influenti come Roy Cohn.
La scelta narrativa di Abbasi, priva di una posizione ideologica, mira a stimolare una riflessione critica, non un giudizio immediato, sulla figura dell'ex presidente americano.
Produzione, distribuzione e controversie
Il cast principale vede Sebastian Stan interpretare Donald Trump e Jeremy Strong nel ruolo di Roy Cohn. Il percorso distributivo del film ha incontrato ostacoli, inclusi tentativi di azioni legali dal team di Trump. La sua diffusione è stata possibile grazie a una campagna di raccolta fondi e all'intervento di Briarcliff Entertainment.
Scene controverse, come il riferimento a una presunta violenza sessuale tra Trump e l'ex moglie Ivana, hanno generato forti reazioni politiche. Tra queste, l'appello al boicottaggio di Mike Huckabee e l'assenza di supporto promozionale da parte di network come ABC e CBS.
Il progetto di Abbasi si inserisce in un contesto cinematografico internazionale che riscopre il biopic come strumento di riflessione politica. Il regista ha costantemente ribadito l'intento di non offrire risposte semplicistiche, ma di proporre uno sguardo critico e articolato sul ruolo del potere nella società contemporanea. La sua presenza a Firenze ha arricchito l'iniziativa con ulteriori spunti per il pubblico e la comunità cinematografica locale.