Il regista iraniano naturalizzato danese Ali Abbasi ha presentato a Firenze la sua opera 'The Apprentice - Alle origini di Trump', un film che indaga la genesi di Donald Trump. Durante un incontro organizzato dalla Fondazione Stensen al cinema Astra, Abbasi ha affermato che "il sistema americano può creare una persona come lui. Trump non è un unicum, non è Napoleone".
Il film: genesi del potere e polemiche
L'opera di Abbasi, presentata a Cannes 2024, si configura come una riflessione sul potere e sui meccanismi del sistema, più che come un film storico.
Il regista ha criticato la tendenza sociale a concentrarsi sul passato, trascurando il presente, e ha sottolineato la responsabilità del cinema nel promuovere una riflessione contemporanea. "The Apprentice" ripercorre la formazione di Trump negli anni Settanta e Ottanta, focalizzandosi sul rapporto con il suo mentore, l'avvocato Roy Cohn. Cohn, figura legata al maccartismo, ha trasmesso a Trump un credo spietato: "attaccare sempre, non ammettere mai nulla, proclamare vittoria anche quando si perde". Nel film, Trump appare plasmato dal maestro, per poi superarlo e abbandonarlo con la stessa freddezza appresa.
La pellicola ha suscitato ampie discussioni, inclusa la ferma critica di Donald Trump, che l'ha definita "falsa e priva di classe".
Abbasi ha risposto con calma, ringraziando per l'attenzione e dichiarandosi disponibile a un confronto diretto, mai avvenuto. Sebastian Stan e Jeremy Strong, protagonisti, sono stati candidati all'Oscar.
Preoccupazioni globali e la critica all'Occidente
Abbasi ha espresso profonde preoccupazioni riguardo a certe dichiarazioni di Trump, in particolare quelle relative alla cultura iraniana. "Quando sento pronunciargli parole come possiamo ‘obliterare la cultura iraniana’, so che purtroppo c’è una probabilità percentuale di verità in quello che lui dice e questo mi preoccupa tantissimo", ha dichiarato. Ha aggiunto che è difficile trovarsi a distanza e temere che "venga premuto il pulsante di una bomba atomica che cancellerà dalla faccia della terra un’intera cultura".
Il cineasta ha anche manifestato una forte delusione nei confronti dell’Occidente, osservando che lo vede "completamente compatto e unito dietro a Israele". Ha evidenziato una disparità di attenzione, notando che la morte di bambini in Ucraina suscita un'attenzione globale che non si applica allo stesso modo a situazioni in Iran o a Gaza.
La visione artistica di Ali Abbasi e la rilevanza del film
La carriera di Ali Abbasi, nato a Teheran nel 1981 e stabilitosi in Danimarca, è caratterizzata da una costante esplorazione delle contraddizioni del potere. La sua doppia appartenenza culturale funge da lente per osservare il mondo, come dimostrato in opere precedenti quali "Border" e "Holy Spider".
Con "The Apprentice", Abbasi ha spostato il suo sguardo sull'Occidente per comprendere la costruzione di un leader globale. La Fondazione Stensen ha omaggiato Abbasi, riconoscendolo come un autore che interpreta un cinema "inventivo, visivamente stupefacente e ricchissimo di contenuti e spunti di riflessione".
Oggi, con Donald Trump nuovamente al centro della scena politica, "The Apprentice" acquista un'ulteriore rilevanza. Il film non si limita a raccontare un presidente, ma cerca di illustrare il momento in cui un uomo decide che il successo prevale sulla verità, la vittoria sulla realtà e il potere su qualsiasi principio. Questa prospettiva, secondo il regista, è ciò che ha generato l'ira del protagonista, suggerendo che Abbasi avesse intuito aspetti fondamentali prima di molti altri.