Il Premio Cipputi, riconoscimento cinematografico sul mondo del lavoro, ispirato all'operaio di Altan, celebra nel 2026 il suo trentennale. Quest'anno il premio raddoppia, assegnato a Miglior film e Miglior documentario. L'evento si tiene lunedì 6 luglio a Bologna, nell'ambito di “Sotto le stelle del cinema”.

La cerimonia si svolge in due momenti. Alle 18, al Cinema Modernissimo, il Premio Cipputi al Miglior documentario va a “Radio Solaire‑Radio Diffusion Rurale”. Presenti Altan, Francesco Eppesteingher e Federico Bacci, Matteo Laguni e Marzia Marchi, moglie di Giorgio Lolli.

Alle 21.45, in Piazza Maggiore, Altan consegna il Premio Cipputi al Miglior film ad Akihiro Hata e Damien Bonnard, regista e interprete di “Grand Ciel”.

Le opere vincitrici

“Grand Ciel”, diretto da Akihiro Hata, trae ispirazione da un fatto di cronaca del 2015: la morte di un lavoratore interinale senza documenti, dimenticato e scomparso legalmente. Il regista spiega che la vicenda è un'allegoria dell’alienazione e dell’invisibilità dei lavoratori precari. Hata sottolinea che “la paura può unire e dividere”; le scomparse rappresentano la cancellazione di sé per pressioni lavorative.

Il documentario “Radio Solaire‑Radio Diffusion Rurale” narra la storia di Giorgio Lolli, ex operaio e sindacalista bolognese, tecnico autodidatta delle radio libere.

In quarant’anni in Africa, Lolli, con Solaire, ha costruito oltre 500 emittenti (Togo, Mali, Senegal, Burkina Faso), installando radio FM a bassa potenza e dando voce a comunità isolate. La narrazione si conclude in Italia con Radio Solaire Livorno, radio pirata per una comunità multietnica toscana.

Il Premio Cipputi: storia e finalità

Istituito nel 1996 e intitolato al personaggio di Altan, il Premio Cipputi valorizza opere cinematografiche sul mondo del lavoro. Negli anni, ha evidenziato storie di lavoratori, diritti e trasformazioni sociali, consolidando il suo ruolo di osservatorio privilegiato sulle dinamiche lavorative tramite cinema.

L'estensione a Miglior film e Miglior documentario conferma l’intenzione di dare spazio a una pluralità di linguaggi e prospettive nelle realtà lavorative.