Il regolamento dell’Eurovision Song Contest subisce un cambiamento significativo: da ora in poi, nessun Paese coinvolto in un conflitto armato o in una situazione geopolitica delicata potrà più ospitare la popolare competizione musicale internazionale. L’annuncio è stato diramato dagli organizzatori dell’Eurovision, una coproduzione delle emittenti pubbliche dei Paesi membri dell’Unione Europea di Radiodiffusione (UER). La nuova disposizione, comunicata ufficialmente il 12 agosto 2026, stabilisce che «il regolamento del concorso prevede ora che l'emittente vincitrice non possa più ospitare la competizione se un conflitto armato, una situazione geopolitica delicata o qualsiasi altra situazione comprometta significativamente la sicurezza o la stabilità del suo Stato o della regione circostante».
Tradizionalmente, è il Paese vincitore dell’edizione precedente a organizzare l’evento dell’anno successivo. Tuttavia, la UER avrà ora la facoltà di commissionare valutazioni indipendenti sulla sicurezza, avvalendosi di esperti esterni per accertare se il Paese selezionato sia effettivamente in grado di garantire uno svolgimento sicuro della manifestazione. In caso di esito negativo di tale valutazione, la UER, dopo aver consultato il Comitato Esecutivo dell’Eurovision, designerà un Paese alternativo. Quest'ultimo organizzerà l’evento «a proprio nome e non sarà tenuto a farlo per conto di un altro membro», assumendosi la piena responsabilità dell'organizzazione.
Le ragioni del cambiamento e il contesto recente
Questa decisione risponde alle forti tensioni registrate nell’ultima edizione, segnata da un’ampia ondata di boicottaggi. Ben cinque Paesi – Spagna, Irlanda, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda – hanno scelto di non partecipare alla competizione che si è tenuta a Vienna. La loro protesta era diretta contro la presenza di Israele, criticato pubblicamente per le sue azioni nella Striscia di Gaza a seguito degli attacchi del 7 ottobre 2023, lanciati dal movimento Hamas. Questo boicottaggio, il più esteso nella storia del concorso, ha evidenziato la vulnerabilità del modello organizzativo quando la situazione politica internazionale incide direttamente sull’evento.
La modifica del regolamento mira quindi a prevenire future situazioni in cui la sicurezza o le dinamiche politiche possano compromettere lo svolgimento dell’Eurovision.
Sebbene il nuovo regolamento non menzioni esplicitamente alcun Paese, le sue implicazioni riguardano chiaramente contesti come quello di Israele, spesso al centro di contestazioni, ma anche altre nazioni come l'Ucraina e la Russia. In passato, la capacità di questi Paesi di ospitare il festival è stata ostacolata dai rispettivi conflitti: nel 2023, per esempio, la finale si è svolta a Liverpool, nel Regno Unito, anziché a Kiev. L'Ucraina aveva vinto l’edizione del 2022 ma non poté garantire la sicurezza necessaria a causa dell'estensione della guerra scatenata dalla Russia.
Nel 2017, invece, l'Ucraina era riuscita a ospitare la manifestazione a Kiev, nonostante un conflitto in corso nel sud del Paese.
Altre novità regolamentari e obiettivi futuri
Le modifiche non si limitano all’idoneità del Paese ospitante. Per l’edizione del 2027, che si terrà in Bulgaria, tra Sofia o Burgas, sono state introdotte altre due variazioni significative. L’età minima dei partecipanti è stata elevata a 18 anni, rispetto ai precedenti 16. Inoltre, per le esibizioni, saranno consentite basi e brani preregistrati solo per l’accompagnamento strumentale, mentre la melodia principale dovrà essere eseguita rigorosamente dal vivo dal cantante. Quest’ultimo punto è volto a preservare l’autenticità della performance vocale al centro della gara, limitando l’uso di elementi tecnici che potrebbero alterarne l’esecuzione.
A seguito di una perdita stimata di circa 35 milioni di spettatori, dovuta anche alla rinuncia di Paesi come Spagna e Islanda, l’organizzazione si propone, con i nuovi standard, di riconquistare la fiducia delle nazioni che avevano abbandonato la competizione e di rafforzare la sicurezza e la credibilità dell’evento. Entro la prossima edizione, i Paesi che hanno boicottato l’Eurovision nel 2026 stanno valutando un possibile ritorno, mentre la UER ha già esteso inviti a nuovi partecipanti, tra cui il Canada, per le future edizioni.