Una nuova e coraggiosa rilettura della figura di Celestino V prende vita sul piccolo schermo con il film tv “L'eremita che diventò Papa”, presentato in anteprima alla 78ª edizione del Prix Italia all'Aquila. La produzione, destinata a Rai1, vede Michele Placido interpretare Pietro da Morrone, il pontefice che rinunciò al soglio pontificio il 13 dicembre 1294, dopo pochi mesi di pontificato. Il film, diretto da Edoardo Re, si propone di sfidare la narrazione tradizionale, presentando Celestino V non come una figura vile, ma come un uomo capace di sfidare il potere e di rivendicare la propria libertà.

Il ricordo collettivo di Celestino V è spesso legato al celebre verso di Dante Alighieri, che lo colloca tra gli ignavi dell'Inferno per “colui che fece per viltade il gran rifiuto”. La nuova produzione televisiva, invece, si concentra su una prospettiva radicalmente diversa, esplorando la complessità di Pietro da Morrone, l'eremita della Maiella eletto papa a 84 anni nel 1294. Michele Placido ha espresso un profondo legame con il personaggio, evidenziando una singolare coincidenza biografica: la morte di Celestino V il 19 maggio, data di nascita dell'attore. Nella sua interpretazione, Placido ha sintetizzato il profilo del pontefice con una formula che evoca l'identità abruzzese: “bisogna essere forti e gentili”, sottolineando la forza d'animo e la mitezza del suo Celestino.

La produzione e il cast del film tv

Il film tv “L'eremita che diventò Papa” è tratto dal libro “Celestino, Papa, eremita e santo” di Maria Burani ed è stato realizzato da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction. La presentazione all'Aquila ha visto la partecipazione di figure chiave del progetto, tra cui il produttore Agostino Saccà e il regista Edoardo Re. Il cast annovera anche Giovanni Scifoni, che nel film assume il ruolo di narratore, e Giacomo Ferrara, interprete del confratello Roberto da Salle. Ferrara ha richiamato, attraverso la sua performance, i suggestivi paesaggi montani abruzzesi, con la maestosa Maiella a fare da sfondo alla vicenda storica.

La narrazione cinematografica si articola attorno a due momenti cruciali della vita di Celestino V.

Il primo è la Perdonanza, un evento di straordinaria importanza concesso il 29 agosto 1294 attraverso la Bolla del Perdono. Questo atto, di profondo significato spirituale e sociale, è rimasto un pilastro della tradizione aquilana ed è oggi riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità. Il secondo momento decisivo è la sua rinuncia al pontificato, un gesto senza precedenti nella storia della Chiesa. Il film lo presenta non come un atto di debolezza o viltà, ma come una scelta di libertà e autonomia di fronte alle intense pressioni politiche dell'epoca, in particolare quelle esercitate da Carlo II d'Angiò, re di Napoli. Il progetto non si configura come una docufiction, bensì come un film di finzione che si propone di esplorare la profondità psicologica e storica del personaggio attraverso una trama avvincente e ricca di sfumature.