Il direttore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, Alberto Barbera, ha presentato al Casinò del Lido il bilancio conclusivo dell'83ª edizione del prestigioso festival, che si è chiusa ufficialmente il 13 settembre 2026. Nonostante una presenza significativa di ben cinque film italiani in concorso nella sezione principale, nessuno di questi è riuscito a ottenere riconoscimenti nel palmarès maggiore. La selezione nazionale è stata giudicata da Barbera come una delle più solide e promettenti degli ultimi anni, riscuotendo un'ottima accoglienza sia da parte del pubblico che di una parte della critica specializzata.

Tuttavia, il mancato conferimento di premi da parte della giuria presieduta dall'attrice e regista Maggie Gyllenhaal evidenzia, secondo il direttore, un chiaro divario tra le proposte cinematografiche italiane e le tendenze attuali del cinema contemporaneo a livello internazionale.

Il fulcro dell'analisi di Barbera ha riguardato il rapporto dinamico e in evoluzione tra il cinema italiano e il suo pubblico. Il direttore ha sintetizzato l'urgenza di un cambiamento con una formula incisiva e diretta: “Rinnovare temi e linguaggi”. Questa necessità è stata collegata direttamente all'evoluzione del pubblico, che vede una crescente partecipazione di giovani e giovanissimi spettatori, i quali portano con sé nuove aspettative e sensibilità.

Per Barbera, è fondamentale accelerare un processo di ringiovanimento non solo delle storie raccontate, ma anche delle modalità narrative e stilistiche. Ha inoltre sottolineato come molti registi emergenti siano già dotati di grande preparazione e talento, ma necessitino di maggiore fiducia e di concrete occasioni per esprimere appieno il loro potenziale creativo e innovativo.

Nonostante l'assenza di premi nel concorso principale, il bilancio complessivo non è stato del tutto negativo per le produzioni italiane. Barbera ha infatti evidenziato i successi ottenuti nelle sezioni collaterali del festival, come Orizzonti e le Giornate degli Autori. Questi spazi si sono rivelati cruciali per dare visibilità e riconoscimenti a autori giovani ed emergenti, confermando la vitalità e la diversità di una nuova generazione di cineasti.

La valutazione complessiva si articola quindi su un doppio binario: da un lato, una presenza italiana quantitativamente e qualitativamente consistente; dall'altro, l'assenza di premi nel concorso maggiore, interpretata come un segnale inequivocabile della necessità di un ulteriore lavoro di ricerca e innovazione sul piano delle forme narrative e dello sguardo cinematografico, per allinearsi meglio alle dinamiche globali.

Quote di genere, qualità artistica e film premiati

Durante la sua disamina dell'edizione, Alberto Barbera ha affrontato anche la questione delle quote di genere, una tematica che, a suo dire, riemerge con regolarità ciclica nel dibattito pubblico e nel mondo del cinema. Il direttore ha espresso una posizione ferma e contraria all'applicazione di criteri numerici nella selezione artistica dei film, affermando categoricamente e senza mezzi termini: “Fare distinzione di genere è razzismo”.

Barbera ha manifestato soddisfazione per il premio conferito a Woman Unknown, opera della regista May El-Toukhy, ma ha voluto precisare che tale riconoscimento è stato attribuito esclusivamente in virtù della qualità intrinseca del film e non come scelta legata al genere dell'autrice. Lo stesso ragion