Riccardo Muti è intervenuto il 2 settembre 2026, a Bologna, sul momento musicale previsto il 12 settembre nella Villa di Sant’Agata, storica dimora di Giuseppe Verdi nel Piacentino. Il maestro ha collegato l’appuntamento alla necessità di riportare le note verdiane nelle stanze in cui furono pensate, scritte e corrette, e ha richiamato l’attenzione sullo stato della casa. Per Muti, far risuonare Verdi in quel luogo “esattamente come sono scritte” è il modo più serio per rendere omaggio al compositore e per ricordare che quella dimora non può restare in silenzio, ribadendo il rispetto della partitura verdiana.

Il punto centrale indicato da Muti riguarda il modo di eseguire Verdi. Il direttore chiede rigore nella lettura della partitura e contesta le consuetudini interpretative che aggiungono accenti, tempi o note non previste dall’autore. Nel suo intervento, il maestro afferma che l’opera verdiana deve ricevere la stessa attenzione riservata alla musica sinfonica e ai grandi autori del repertorio europeo. Verdi, nelle sue parole, è un classico che richiede misura: le melodie non vanno gonfiate, intenerite o piegate all’effetto, perché il sentimento è già contenuto nella nota.

La partitura al centro dell’omaggio

Muti indica come bersagli polemici alcune abitudini radicate nell’esecuzione lirica: l’acuto non scritto, il rallentando usato per favorire il respiro della voce, l’accento enfatico posto dove il compositore aveva chiesto altro, la nota alterata per ottenere l’applauso.

Il maestro ricorda anche che Verdi protestava contro un canto troppo accentato e troppo melodrammatico, e denunciava la modifica di ciò che aveva definito con precisione. La risposta proposta da Muti resta legata al testo musicale: leggere il libretto parola per parola, collocare gli accenti dove li aveva messi Verdi, chiedere dizione chiara e naturale.

Nel ragionamento del direttore entrano anche le introduzioni strumentali e i pianissimo verdiani. Le prime, spesso trattate con distrazione, vengono definite parte essenziale dell’opera; i secondi devono mantenere energia, una condizione che Muti presenta come particolarmente difficile. Il ritorno alla partitura non viene descritto come un esercizio di archeologia musicale, ma come un modo per restituire novità alla musica. La Villa di Sant’Agata assume così un’importanza centrale come luogo simbolo di questo rinnovato approccio all'autenticità verdiana.