I The Black Keys sono saliti sul palco dell’Alcatraz di Milano il 10 settembre 2026, per la prima delle due date milanesi del loro ‘Peaches ‘N Kream Tour’. Dan Auerbach e Patrick Carney hanno offerto un concerto che ha celebrato l’essenza del rock, basato su chitarre potenti, un ritmo incalzante e profonde radici blues, senza ricorrere a effetti scenici superflui. L’inizio della serata, poco prima delle 21, ha subito delineato la direzione musicale intrapresa, con brani iconici come ‘Heavy Soul’, ‘Fever’ e ‘Gold on the Ceiling’, selezioni mirate a immergere il pubblico nella sonorità più autentica e riconoscibile della band.
Un’esperienza rock senza fronzoli
La prima parte del live ha evidenziato la solidità di una formula musicale che il duo ha affinato e portato avanti per 25 anni. Pochi elementi, un suono ruvido e diretto e una marcata impronta blues sono stati i pilastri di questa performance. Sul palco, a supportare Auerbach e Carney, si sono uniti altri quattro musicisti, arricchendo la strumentazione con chitarra, basso, tastiere e percussioni. Questa formazione allargata ha permesso ai brani di svilupparsi e acquisire maggiore profondità, senza compromettere il carattere schietto e immediato che rimane uno dei tratti distintivi del gruppo.
La scaletta del concerto ha rappresentato un vero e proprio viaggio attraverso le diverse fasi della loro prolifica carriera.
Accanto a hit intramontabili come ‘Gold on the Ceiling’ e ‘Lonely Boy’, la serata ha dato spazio anche a momenti più riflessivi e dilatati, come ‘Weight of Love’ e ‘Fever’, brani legati alla svolta sonora di ‘Turn Blue’ del 2014. Il risultato non è stato una semplice carrellata di successi; la sequenza dei pezzi è stata studiata per creare un equilibrio dinamico tra l’impatto immediato, le atmosfere psichedeliche e le inconfondibili radici garage rock che definiscono il loro sound.
Il nuovo album ‘Peaches!’ si integra nel live
La tappa milanese ha offerto al pubblico anche un assaggio significativo di ‘Peaches!’, il nuovo album della band, concepito fin dall’inizio con un approccio che privilegia la dimensione live.
Questo disco è nato dall’idea di catturare l’energia dei musicisti che suonano insieme nella stessa stanza, attraverso registrazioni dirette e con un minimo di interventi successivi. Tale impostazione si è riflessa sul palco, dove i pezzi più recenti si sono inseriti armoniosamente nel flusso del concerto, dialogando in modo naturale con il repertorio più consolidato.
Nel percorso artistico dei The Black Keys, l’attitudine artigianale ha sempre mantenuto un ruolo centrale. Agli inizi degli anni Duemila, Auerbach e Carney registravano con mezzi essenziali, mentre oggi si presentano con una struttura più ampia, capace di sostenere esibizioni in grandi sale e festival. Nonostante questa crescita, il nucleo autentico del loro linguaggio musicale è rimasto intatto. Anche la cover di ‘Have Love, Will Travel’, dal disco ‘Thickfreakness’ del 2003, ha confermato il legame indissolubile della band con le proprie origini e con il sound che li ha resi celebri.