Il 9 settembre 2026, in occasione delle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia, è stato presentato Il Mestiere, l'atteso esordio nella fiction di Beppe Tufarulo. Protagonista del film è Luigi Lo Cascio, che veste i panni di Sauro Cantafame, conosciuto come "o’ tecnico". Il suo personaggio è un uomo enigmatico che si muove in un Sud dalle coordinate indefinite, a bordo di un caratteristico Apecar. Sauro si dedica a un'attività clandestina e singolare: installa cuori meccanici nei corpi di anziani defunti. Questo espediente permette alle famiglie di simulare la loro sopravvivenza, garantendo così la continuità della pensione, un vitale sostegno economico.

Sauro Cantafame: tra espediente e ribellione

Sebbene la narrazione prenda avvio da una pratica illegale, il film di Tufarulo trascende il semplice meccanismo della truffa. Il personaggio di Sauro Cantafame emerge inizialmente come una figura plasmata dalla pura necessità, espressione di un'economia minima e distorta, tipica di chi non ha alternative e cerca disperatamente di resistere. Tuttavia, nel corso della vicenda, il suo "mestiere" si trasforma radicalmente. Non è più un mero espediente per la sopravvivenza, ma evolve in una vera e propria forma di opposizione a un sistema di potere che opprime gli individui, privandoli della capacità di concepire un futuro.

Il regista Beppe Tufarulo dipinge Sauro come un vero e proprio artigiano della morte, un individuo che, nonostante la natura della sua occupazione, opera con meticolosa cura, ritualità e profondo rispetto.

La sua attività, pur rimanendo clandestina, non è mai ridotta a un atto di cinismo. Il film esplora con sensibilità la contraddizione intrinseca di un uomo che manipola corpi senza vita, eppure mantiene un legame quasi sacro con l'essenza dell'essere umano. Da questa ambivalenza scaturisce il cuore morale dell'intera vicenda: l'affermazione che il rispetto incondizionato non può e non deve dipendere dalla condizione, viva o defunta, di chi si ha di fronte.

L'incontro che trasforma il percorso di Sauro

La traiettoria esistenziale di Sauro subisce una svolta decisiva con l'incontro di Giocondo Infelice, un giovane particolarmente fragile e minacciato. Il rapporto che si sviluppa tra i due assume rapidamente i connotati di un legame quasi paterno.

Per Sauro, la scelta di proteggere Giocondo implica un'uscita definitiva dalla mera logica dell'espediente e l'inevitabile confronto diretto con le forze che controllano quel territorio. Il fulcro del conflitto si materializza nella figura di Vito "a scimmia", una presenza criminale che incarna un potere oppressivo, interamente fondato sulla paura e sulla prevaricazione.

Attraverso questa scelta coraggiosa, il protagonista offre al ragazzo una possibilità di vita differente, fondata sui valori del coraggio, della dignità e del netto rifiuto di ogni forma di barbarie. Il Sud delineato nel film emerge come un territorio dimenticato, profondamente segnato dall'assenza dello Stato e governato da regole arbitrarie imposte da chi detiene il potere sui più deboli.

La truffa pensionistica, che inizialmente sembra un semplice stratagemma, si rivela così il punto di partenza per un racconto ben più ampio, che indaga le dinamiche della sopravvivenza in contesti marginali e la successiva trasformazione in una forma di resistenza.