La giornata del 9 settembre 2026 alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ha esplorato le molteplici sfaccettature dell'umanità estrema, presentando narrazioni profonde e complesse. Il programma ha messo in luce storie di famiglie sull’orlo della rottura e figure professionali spinte al limite, confrontate con le sfide di un lavoro tossico e sistemi di potere opprimenti. Non sono mancati i personaggi eccentrici, che hanno arricchito il panorama cinematografico.
Al centro della giornata, diverse opere significative hanno catturato l'attenzione.
Tra queste, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, con Vanessa Scalera, ha offerto uno sguardo penetrante sulle relazioni familiari. Il discusso Dau di Ilya Khrzhanovsky ha generato dibattiti. Spazio anche a Un Bon Petit Soldat di Stéphane Brizé, con Alba Rohrwacher e Vincent Lindon, e al road movie Place to Be di Kornel Mundruczo, con Pamela Anderson, Ellen Burstyn e Taika Waititi. L'opera prima Il Mestiere di Beppe Tufarulo, presentata alle Giornate degli Autori, ha completato il ricco programma.
Le tensioni familiari ne Il fuoco che ti porti dentro
Tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Franchini, il film Il fuoco che ti porti dentro trasporta lo spettatore nel cuore di una tesa cena della vigilia di Natale, ambientata nella vibrante cornice di Milano.
La narrazione si sviluppa attorno ad Antonio, sua moglie, i loro figli e la sorella, tutti riuniti e costretti a fare i conti con la presenza pervasiva e ingombrante di una madre. Questo personaggio centrale è delineato come una figura complessa, dominata da un intreccio di arroganza, profonde paure, intrinseca fragilità e un inesorabile bisogno di controllo su chi la circonda. L'interpretazione di Vanessa Scalera nel ruolo di questa madre è stata lodata per la sua intensità e profondità, affiancata da un cast di talento che include Lino Musella, Elena Radonicich, Ivana Lotito, Nicole Malaj e Samuele Mazza. L’attrice stessa ha condiviso la sua esperienza sul set, descrivendo l’impatto del ruolo con un’immagine vivida e potente, affermando di essersi sentita “come Maradona” per la complessità e la sfida emotiva del personaggio.
Il controverso Dau e le sue implicazioni politiche
La sezione in concorso della Mostra ha accolto anche Dau, un’opera che già alla vigilia del festival era stata indicata come il film più discusso e atteso. Il regista russo dissidente Ilya Khrzhanovsky ha presentato un progetto di vasta portata, frutto di un lavoro multidisciplinare durato vent’anni. Nato inizialmente come biografia del celebre fisico premio Nobel Lev Landau, interpretato dal direttore d’orchestra e attore greco-russo Teodor Currentzis, il film trascende il racconto individuale. Si espande per offrire un’analisi cruda e dettagliata di un sistema totalitario che ha caratterizzato l'Unione Sovietica tra il 1928 e il 1968. Questa rappresentazione cinematografica è intrisa di elementi quali la paura diffusa, un controllo ossessivo sulla vita dei cittadini, la presenza capillare di spie, l’ingiustizia dei processi farsa e la brutalità delle condanne arbitrarie.
La scelta di includere Dau nel programma del festival ha generato una forte contestazione da parte del governo ucraino, che ha apertamente definito l’opera uno strumento di propaganda a favore di Mosca. Tuttavia, il direttore della Mostra, Alberto Barbera, e lo stesso Khrzhanovsky hanno prontamente e fermamente respinto tali accuse, difendendo la libertà artistica e l'integrità del progetto.
In merito al conflitto in corso, il regista ha ulteriormente chiarito la propria posizione, spiegando di aver rinunciato alla cittadinanza russa. Questa decisione è stata presa in segno di esplicito dissenso nei confronti della politica della Federazione Russa e, in particolare, della guerra. Khrzhanovsky ha espresso il suo profondo augurio per l’Ucraina, affermando che il Paese “rimarrà forte” e che ciò che desidera più ardentemente è la pace.