Il Museo de Bellas Artes di Bilbao si prepara a riaprire le sue porte il 5 ottobre 2026, dopo un’ampia ristrutturazione durata quattro anni e un investimento di 46 milioni di euro. Al centro di questa profonda trasformazione si trova il progetto “Agravitas”, ideato da Norman Foster in collaborazione con l’architetto basco Luis María Uriarte. Questo significativo ampliamento aggiunge oltre 6.000 metri quadrati alla pinacoteca, incrementando la superficie complessiva del museo del 60% e ridefinendo in modo innovativo il dialogo tra gli edifici storici e i nuovi spazi espositivi.
La nuova struttura si configura come un vero e proprio ponte sospeso sulla storia del museo. “Agravitas” si eleva elegantemente sopra l’edificio originario del 1945, che è stato riportato alla sua leggibilità architettonica e al suo ingresso storico, e si estende anche sopra il corpo modernista degli anni Settanta. L’ampliamento è caratterizzato da ampie vetrate che attraversano l’intero complesso e da distintivi pilastri d’acciaio a forma di V che ne assicurano il sostegno. Il direttore Miguel Zugaza ha spiegato il significato del nome: “Agravitas è il nome dato da Norman Foster e Luis María Uriarte al progetto, perché l’ampliamento del museo si elevi nel cielo, ingravido”. Ha poi aggiunto: “Nonostante l’acciaio, la struttura è leggera, sorvola l’esistente.
È letteralmente un ponte tra la storia e il futuro”.
Sotto questo nuovo volume architettonico prende vita l’Atrio Arriaga, uno spazio coperto di circa mille metri quadrati concepito non solo come una semplice hall, ma come una vera e propria piazza urbana aperta verso i giardini circostanti. Qui trovano collocazione opere monumentali di grande impatto, come “Bilbao” di Richard Serra e “Omaggio a Calder” di Eduardo Chillida. Al centro dell’atrio permane anche la fontana realizzata da Francisco Durrio in memoria del compositore bilbaino Juan Crisóstomo de Arriaga. Un imponente oculo, progettato da Foster e Uriarte, inonda lo spazio di luce naturale dall’alto, richiamando suggestioni spaziali del Pantheon e creando un collegamento visivo diretto con la nuova galleria superiore.
Un museo più aperto, tra parco, città e Guggenheim
Secondo il direttore Zugaza, l’intervento rappresenta “più che un’ampliamento, una nuova dimensione” per il museo. La riapertura del Bellas Artes si inserisce pienamente nella profonda trasformazione architettonica che ha caratterizzato Bilbao, già emblematicamente segnata dalla ria e dall’iconico Guggenheim di Frank Gehry. Il museo rinnovato si apre al parco di Doña Casilda e alla città attraverso nuove terrazze espositive, per le quali lo stesso Foster ha generosamente donato due sculture di Anthony Caro. Foster ha descritto il progetto come un modo per “tendere ponti fra il passato, il presente e il futuro” e ha evidenziato che il nuovo edificio “guarda verso ”.