Da Israele arriva Naza: The Real Story, un contro-documentario che si propone in risposta a Naza. Quest'ultimo, opera dei premi Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor, ha vinto il premio speciale della giuria all’83ª Mostra del Cinema di Venezia ed è incentrato sulla strategia sistematica dei raid a Gaza da parte dell’esercito israeliano. La sua uscita coincide con il debutto internazionale di "Naza", che in Italia, distribuito da I Wonder Pictures dal 28 settembre, ha già superato i 2,2 milioni di euro di incassi, continuando a richiamare pubblico nelle sale.

Il contro-documentario Naza: The Real Story è diretto dal tenente colonnello Roi Danino, Hagai Gutman e Ariel Averbuch. Il progetto si pone come una "confutazione esplicita delle affermazioni fatte nel film originale da informatori anonimi", alimentando le polemiche che hanno accompagnato il lavoro di Abraham e Szor. Il film è stato infatti contestato da una parte dell'opinione pubblica israeliana, dal premier Netanyahu e da altri membri del governo, e i suoi autori hanno ricevuto minacce di morte.

Lungo 49 minuti, Naza: The Real Story è visibile gratuitamente sul sito ufficiale, anche con sottotitoli in inglese. Richiamando visivamente il documentario di Abraham e Szor, un banner iniziale spiega che è stato "girato sui tetti di Tel Aviv e presenta testimonianze reali di alti ufficiali che hanno partecipato a vari ruoli nella guerra di Gaza".

Si evidenzia inoltre che, "a differenza di altri film simili, per i registi era importante supportare tutto ciò che viene detto nel film con fotografie e filmati video, ove possibile".

Nel contro-documentario, intervengono ufficiali responsabili della catena di comando che approva i raid aerei e altre operazioni. La Q&A pubblicata sul sito del film precisa che gli intervistati "parlano di operazioni precise e di chi può autorizzare cosa". La tesi centrale è che Hamas combatteva "dall’interno delle aree civili: miliziani in abiti civili, armi in case, scuole, moschee e in un ospedale, pozzi di tunnel dentro le abitazioni". Per questa ragione, l’Idf avrebbe operato con regole d’ingaggio specifiche, dettate da tale contesto operativo.