«Il deserto mi ha lasciato vivere, il deserto mi richiama», queste furono le parole pronunciate da Thierry Sabine anni prima della sua scomparsa, quasi a sembrare una “tragica” #profezia.

Sabine, originario della Francia, era un giovane ricco, spensierato ed alquanto spericolato in cerca di adrenalina, il primo fondatore dell’ormai conosciutissima #Parigi-Dakar. Una sua passione che gli fece da guida in tutta la sua vita. L’idea di Thierry nacque quando si ritrovò tre giorni e tre notti disperso nel deserto del Ténéré, privo di cibo e acqua: una folle gara di rally formata “esclusivamente” da matti coraggiosi ed incoscienti, amanti dell’adrenalina pura ed in cerca di stimoli oltre ogni limite.

Un percorso di ben 15mila chilometri tra piste disconnesse del deserto [VIDEO] pronti anche a sfidare la morte.

Soltanto una folle idea

Il Bel Sabine riuscì a portare la sua folle idea in una vera passione per amanti del rischio e tramutarla così in uno dei più grande avvenimenti sportivi. Partendo dalla capitale parigina fino alla spiaggia disconnessa del Dakar. Una delle più belle gare [VIDEO] sorprendenti e desiderate, dove i vari piloti erano ben coscienti del pericolo e dei terribili rischi che si celavano dietro ogni tappa rallystica . Nel 1979 la prima edizione della Parigi-Dakar. I primi incidenti e le prime vittime, le prime distruzioni di ogni genere di veicolo a 2 e/o 4 ruote. Una “feroce” ma seducente gare per i più arditi.

La legge della Paris-Dakar è una sola: «Una corsa che insegna una cosa, che bisogna sbrogliarsela da soli».

Un’emozione unica nel suo genere per i più intraprendenti del brivido e dei più “fanatici” disposti a raggiungere il proprio limite e vivere questo straordinario ambiente fra i più ostili e pericolosi.

La tragica profezia

Era il lontano 1986, 14 gennaio per l’esattezza, quando, durante un volo di perlustrazione sulla traiettoria di Paris-Alger-Dakar, un elicottero si schiantò causa una forte tempesta di sabbia. Questo fatale incidente provocò la morte di quattro piloti, tra cui il padre del grande rally: Thierry Sabine.

Una morte non prevista in una maledetta giornata qualunque. Un simbolico trentaseienne parigino definito come un eroe romantico dal carisma pragmatico, morto dalla sua stessa – crudele e splendida – creatura.

Un prezzo da pagare per sentirsi dei veri eroi che hanno reso unici quei momenti passati nella loro gloria. #Moto