La quota 100 ormai è varata e adesso la discussione, non essendoci più nulla da chiarire, cambiare e correggere sulla misura inserita nel decreto che adesso finirà in Gazzetta Ufficiale, si sposta sul calcolo della convenienza. La quota 100 è una misura non obbligatoria. Cioè opzionale perché deve essere il lavoratore a scegliere se sfruttarla o meno una volta raggiunti i requisiti. Intorno alla misura si sono create due correnti di pensiero, la prima che considera penalizzante la misura in termini di importi e pertanto la reputa sconsigliabile per i lavoratori, mentre la seconda che la pensa in maniera diametralmente opposta.

Qual è la verità su quota 100 e sulla sua convenienza?

Le penalizzazioni

Quotidiani, siti web e televisione si occupano quotidianamente delle problematiche sulla nuova misura. Ieri sera per esempio, su LA7, durante la trasmissione televisiva condotta da Floris, “Di Martedì”, un servizio si è occupato proprio dei tagli che i pensionati subirebbero scegliendo la via di quota 100. Un lavoratore con stipendio annuo lordo pari a 30.000 euro, uscendo subito a 62 anni da quotista perderebbe circa 390 euro al mese di pensione.

Il termine di paragone è sempre sulla pensione di vecchiaia con le regole Fornero, cioè a 67 anni di età. Il lavoratore di cui accennavamo prima, passerebbe da una pensione di 1.760 euro ad una di 1.470, rispettivamente con vecchiaia e quota 100. Per soggetti con stipendi più alti, nell’ordine dei 50.000 euro annui lordi, la penalizzazione sarebbe maggiore, passando da un assegno di vecchiaia da 2.700 euro ad uno da quotista pari a 2.070 euro al mese, cioè 700 euro in meno circa.

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Pensioni

Il motivo è sempre quello di cui tanto si parla, cioè il minor numero di anni di contribuzione versata, il peggioramento del coefficiente utilizzato per trasformare i contributi in pensione ed il fatto che spesso, gli ultimi anni di carriera sono quelli meglio retribuiti.

In pensione per un periodo più lungo

La stima della convenienza di quota 100 è sempre personale, cioè dipende dalle condizioni del lavoratore, dalla tipologia di lavoro svolta e dalla situazione economica del richiedente la pensione.

A conti fatti, in base agli esempi del paragrafo precedente e quindi della trasmissione di LA7, il danno per i pensionati che vorranno utilizzare il nuovo canale è ingente. Per il primo lavoratore uscire a 62 anni per esempio, costerebbe oltre 5.000 euro all’anno. Una cosa da sottolineare però, a favore di quota 100 è che uscire prima dal lavoro significa percepire una pensione, anche se ridotta, per più anni.

Il lavoratore che percepirebbe un assegno di 1.470 euro al mese (anziché 1.760) già a 62 anni, alla fine dei 5 anni di anticipo avrà ottenuto 95.500 euro di pensione che senza quota 100 non avrebbe percepito. Anche calcolando la perdita di 5.000 euro all’anno, il danno sarebbe pienamente ammortizzato dalla pensione in più ricevuta per i primi 19 anni, cioè fino ad 81 anni. In pratica, ciò che si lascia sul campo di quota 100 è recuperato dalla pensione che si percepisce per 5 anni in più.

Solo dopo gli 81 anni si comincerebbe a subire la perdita in termini di assegno previdenziale.

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