“L’amore brucia come zolfo”, scritto da Lucia Maria Collerone, è un romanzo storico ambientato in Sicilia, precisamente nella città di Caltanissetta, nel periodo in cui essa era un grandissimo centro minerario volto all’estrazione dello zolfo. La storia è tratta da una vicenda realmente accaduta, e i diversi personaggi che si susseguono all’interno dell’intreccio e il contesto storico in cui la narrazione è ambientata sono reali.

Quello che, invece, è frutto della fantasia e della creatività dell’autrice è la ricostruzione della storia d’amore tra la protagonista, Cecilia, e il Barone Ferdinando M., il cui dispiegarsi è stato intesso dalla creatività dell’autrice, intrecciandosi ai racconti di chi è veramente venuto in contatto con i protagonisti della relazione amorosa.

Il romanzo

È un romanzo che, fin dalle prime righe, mette in evidenza le differenze sostanziali che caratterizzavano la società dell’epoca che, sostanzialmente, si divideva in due fazioni ben distinte: la prima è rappresentata dai comuni cittadini, per la maggior parte poveri, costretti a vivere di stenti e a fare lavori pericolosi, come quello del minatore, lasciando a casa le mogli preoccupate e intente a prendersi cura dei figli, consapevoli che, prima o poi, il destino avrebbe potuto giocare loro un brutto scherzo, portando via le persone amate, siano essi mariti o figli; e dall’altra parte i nobili padroni delle miniere, che con le loro ricchezze gestiscono questi giacimenti, così come anche la vita delle persone povere, costrette a sopravvivere in condizioni davvero disumane.

Della prima classe fa parte la famiglia di Cecilia, la protagonista, che, fin da piccola, colpisce per la sua bellezza e singolarità, con quei capelli lunghi e rosso fuoco e gli occhi sognanti color smeraldo. È figlia di Bartolomeo, detto Bartolo, figlio illegittimo di un prete e della sua perpetua, e di Santa, una donna semplice ma dal temperamento forte. Bartolo adora sua figlia, perché riconosce in lei le sue caratteristiche; la definisce la sua “principessa sveva” e la protegge da quella madre che, inizialmente, fa fatica a riconoscerla come sua figlia.

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Dopo la morte del padre prete, Bartolo attraversa una profonda crisi, che lo porta ad allontanarsi dalla famiglia, costringendo Santa e Cecilia a mettersi all’opera per dare una forma di sostentamento a loro stesse e ai tre fratelli più piccoli. Riescono però a far riavvicinare il padre, andandolo ad aspettare all’uscita della miniera e tornando così a trascorrere una vita serena nella propria casa.

Questo periodo tranquillo, però, dura ben poco, fino a quando Bartolo perde la vita a causa del crollo di una parete nella miniera dove stava lavorando. È da qui che inizia quindi una nuova vita per Cecilia che, piuttosto di far andare i fratelli in miniera, decide di mettersi all’opera e andare a lavorare a Villa Isabella, dove viveva il Barone Ferdinando M. insieme alla moglie, la Marchesa Luisa.

Entra inizialmente come umile serva, subito presa sotto l’ala protettiva di Donna Carmela, la governante, per poi passare a essere un’abile ricamatrice, al servizio della Marchesa, che la incarica di ricamare i suoi abiti e il corredo per il primogenito del Barone, che sta per nascere. Ben presto Cecilia viene notata dal Barone, che si ricorda di lei da quando un giorno, in occasione di una festa presso la sua villa, Cecilia e la madre si erano recate per prestare servizio e guadagnare da vivere per i fratelli più piccoli; quel giorno, il Barone era rimasto ammaliato da lei, poco più che una bambina, e non se ne era più scordato.

L'incontro che segnerà il destino di Cecilia

Questo incontro segna per sempre il destino di Cecilia: il Barone vuole fare di lei la sua amante, spinto da un sentimento che mai prima di allora aveva sentito per nessun’altra donna, nemmeno per sua moglie. Parla quindi con Donna Carmela, si confida con lei, essendo stata l’amante di suo padre, e le spiega quello che è intenzionato a fare. Donna Carmela avvisa Cecilia del volere del suo padrone, che inizialmente è restia, ma poi cede, spinta soprattutto dal fatto che, ormai, era rimasta sola al mondo. Ha inizio così la storia d’amore clandestina tra Cecilia e Ferdinando che, nell’intimità, si chiamano reciprocamente Piccola Fiamma e Nonò. Il Barone fa di Cecilia, una ragazza ormai diventata donna dalla bellezza particolare, diversa, quasi principesca, la governante della sua tenuta estiva, dove possono dare sfogo al loro amore passionale, intenso, sognante, che fa ritornare in vita quel Barone troppo oppresso dalle incombenze della sua vita familiare e sociale. È una relazione in cui Cecilia può essere completamente sé stessa, indomabile, ma allo stesso tempo una fanciullina indifesa, realizzando così, in parte, il suo sogno di diventare quella principessa sveva, che tanto le ricordava suo padre. Una storia d’amore che, però, la priva di uno dei doni più grandi che una donna possa mai ricevere: l’essere madre. Dal suo amante ha ben 5 figli, nessuno dei quali viene riconosciuto, e nessuno dei quali vuole vedere. E nel momento del parto, ogni volta, lei si svuota sempre di più da quella ragazza spensierata quale era Cecilia, diventando solamente Piccola Fiamma, che piano piano sprofonda nel suo Inferno, trascinandosi dietro Ferdinando e lasciandosi trasportare da una lucida pazzia che la porterà poi alla morte: l’unica ancora di salvezza è l’amore che la lega al suo Nonò, ma che comunque non la priva mai della consapevolezza che, nonostante sia la sua amante, resterà sempre e comunque una sua serva.

Tutti i personaggi della storia

La narrazione è coinvolgente e assorbe completamente il lettore nel turbinio di azioni e situazioni, di capovolgimenti ed eventi, che riguardano non solo Cecilia, ma anche tutti gli altri personaggi che ruotano intorno alla sua storia. L’autrice è riuscita a rendere magistralmente ognuna delle personalità, riuscendo a restituire tutti gli stati d’animo che ogni personaggio prova; la sua scrittura è così vivida e curata nei dettagli che al lettore sembra di vivere in prima persona le scene che legge tra le pagine del romanzo. Una scrittura che permette di capire veramente quale fosse non solo la condizione delle persone più povere che hanno vissuto in questo periodo, ma soprattutto delle donne, destinate a essere delle sciagurate nel caso in cui nessun uomo avesse avuto la possibilità o il coraggio di proteggerle.

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