Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso del briefing di Ginevra, ha precisato che il livello di minaccia per la diffusione del Coronavirus resta ancora alto a livello mondiale. ‘Il continuo aumento nel numero dei casi di Covid-19 e del numero dei paesi affetti negli ultimi giorni sono motivo di preoccupazione’ - ha precisato il direttore dell’Oms. Ad oggi in Italia si registrano circa 1700 casi di contagio da coronavirus, 83 sono i pazienti guariti e 42 le vittime.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato nei giorni scorsi, il decreto che contiene le nuove misure finalizzate a contenere la diffusione del virus in Italia.

Nel decreto il Paese è stato diviso in quattro aree: gli 11 comuni della «zona rossa»; le regioni della «zona gialla» Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e le province di Pesaro-Urbino e Savona; le province di Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona; il resto del paese.

La situazione emergenziale legata al coronavirus modifica lo stile di vita degli italiani

Dal sondaggio realizzato in Italia da Nielsen Global Connect e pubblicato il 29 febbraio, emergono dati interessanti sull’impatto del Covid-19 nel nostro Paese. La ricerca è stata condotta tra il 26 e il 27 febbraio scorsi, su un campione rappresentativo di 2000 italiani, di età maggiore ai 18 anni. La ricerca, che sarà ripetuta con cadenza settimanale, mette in luce come il diffondersi del coronavirus nel nostro Paese, stia cambiando lo stile di vita e le abitudini degli italiani.

A detta di Stefano Cini, Marketing Analytics Director di Nielsen Global Connect, gli italiani sono attenti ma non spaventati, dalla diffusione del virus, si informano e adottano misure di prevenzione. Dal sondaggio si evince che la maggior parte degli italiani si informa seguendo più le fonti ufficiali ed istituzionali che quelle social.

Il 94% legge le notizie sul Covid-19 almeno una volta al giorno, il 69% dichiara di farlo più volte nell'arco di una giornata. Telegiornali e programmi televisivi sono seguiti dal 74%, il 39% si informa attraverso siti di notizie online, il 35% visita siti cosiddetti ‘istituzionali’, il 19% si affida alla stampa cartacea nazionale e l’11% a quella estera.

Il 24% degli italiani ricerca informazioni sui social media, il 14% scambia informazioni sull’argomento in famiglia, con gli amici e conoscenti. Un dato poco incoraggiante è che soltanto il 12% si rivolge a medici e personale sanitario per chiarire i propri dubbi sul coronavirus.

‘Siamo un popolo resiliente’ - aggiunge Stefano Cini

Il Sud Italia, sebbene la diffusione del virus sia più concentrata al Nord, si sente in ansia rispetto al resto del Paese, al Centro Italia le persone preoccupate sono il 15%, al Nord-Est e Nord-Ovest del paese solo il 14%. Emerge una curiosità sugli abitanti della Campania: il 28% ammette di vivere uno stato di apprensione, a differenza dei lombardi con il 16% e dei piemontesi e dei veneti con l’11%.

Sebbene sia stato suggerito, anche se non vietato, di evitare luoghi affollati, più di un terzo degli italiani ha dichiarato di aver ridotto le proprie cene fuori casa, il 32% di aver rinunciato a bere in locali pubblici. Aumenta il tempo trascorso tra le proprie mura domestiche e il 27% dichiara di trascorrere più tempo di fronte alla televisione, il 15% di guardare da casa più contenuti online. In Lombardia il 58% delle persone preferisce evitare luoghi pubblici. Tra tutti gli italiani il 49% ammette di prediligere, quando è possibile, spazi meno affollati.

Il 39% dei lombardi evita di prendere i mezzi pubblici rispetto al 30% degli italiani. Sempre in Lombardia il 18% si affida allo 'smart-working' lavorando da casa.

Una buona parte di italiani dichiara di seguire le precauzioni igienico-sanitarie contro il coronavirus

Il 79% dichiara di lavarsi frequentemente le mani, il 49% di usare prodotti disinfettanti, il 42% di coprirsi bocca e naso quando starnutisce. Quasi la metà degli italiani è fiduciosa e ritiene che in un mese si potrà uscire dal livello critico della diffusione del virus. La regione più ottimista, in questo senso, secondo il sondaggio di Nielsen, è la Lombardia. Il 54% dei lombardi ritiene che lo stato di emergenza possa rientrare in quattro settimane. Su scala nazionale il 53% ritiene che si dovrà attendere almeno un paio di mesi prima che si possa tornare alla normalità.

Questo quadro rileva che gli italiani sono un popolo consapevole e che sullo stato emergenziale legato al coronavirus, mostra con moderazione le proprie preoccupazioni. Dal survey di Nielsen si evince che soltanto il 17% degli italiani si dichiara preoccupato dal contagio da coronavirus e dalla possibilità che questo si trasformi in un’epidemia.