A Città di Castello, la ricerca del tartufo bianco si conferma un profondo legame che unisce la famiglia Cenci. Una storia di passione e tradizione, diffusa il 27 settembre 2026, che vede protagonisti Diego Cenci, 46 anni, la moglie Elisa Pellegrini, 37 anni, e i loro figli Mattia e Marco, rispettivamente di 16 e 14 anni. Il padre, Diego, vanta un'esperienza di oltre quindici anni come cavatore, possedendo il tesserino abilitativo da lungo tempo. I due ragazzi, Mattia e Marco, hanno già dimostrato la loro dedizione e competenza, superando gli esami richiesti e ottenendo il permesso ufficiale per dedicarsi alla cerca dei preziosi tuberi nei boschi, armati del tradizionale vanghino.
La famiglia Cenci è destinata a crescere ulteriormente in questa affascinante attività: anche i figli più piccoli, Manuel, nato nel 2018, e la piccola Matilde, di soli 18 mesi, potranno in futuro unirsi alla cerca. La legge prevede infatti che si possa iscrivere il proprio nome e cognome sul tesserino da cavatore a partire dai 14 anni. La cerca del tartufo, nella storia dei Cenci, non è solo un'attività economica, ma è presentata come una vera e propria pratica condivisa tra genitori e figli, un'occasione per stare all'aria aperta e rafforzare i legami familiari, sempre in compagnia dei fedeli cani da tartufo.
La passione nata nei boschi e il legame con la natura
Diego Cenci descrive la ricerca del tartufo come un'esperienza che va ben oltre la semplice raccolta, definendola profondamente legata alla natura e al rapporto simbiotico con i cani.
“Andare a tartufi ti fa sentire bene, è bellissimo perché sei veramente a contatto con la natura e con i cani”, afferma con entusiasmo. Per il cavatore, ogni scoperta è un momento di pura sorpresa e magia: quando il tartufo affiora dalla terra, la sua individuazione coinvolge non solo la vista ma anche l'olfatto, trasformandosi in un rito sensoriale che arricchisce l'intera esperienza della cerca.
La storia di questa famiglia e della sua passione per il tartufo ha radici in un episodio significativo risalente al settembre 2008. Diego si trovava in un ristorante quando la sua attenzione fu catturata da un volantino in bacheca che annunciava la vendita di cuccioli di bracco pointer. Decise di chiamare il numero indicato e scoprì che la cagna che aveva partorito i cuccioli apparteneva allo zio della sua futura moglie, un rinomato tartufaio conosciuto affettuosamente come "il Barba", purtroppo poi deceduto.
Da quell'incontro fortuito, secondo la ricostruzione di Cenci, nacque un legame profondo che ha non solo accompagnato la formazione della loro famiglia, ma ha anche cementato la condivisione di questa straordinaria passione per il tartufo.
Anche Elisa Pellegrini, la moglie di Diego, partecipa attivamente a questa tradizione con i figli, sottolineando il valore ricreativo e unificante dell'attività. “Tutti insieme, anche la piccola Matilde, siamo coinvolti in allegria ogni fine settimana in quella che consideriamo come una vera e propria festa nei boschi, all'aria aperta insieme ai cani, lontano per un po' dalle tentazioni virtuali di smartphone, tablet e computer”, dichiara. Il suo racconto evidenzia come i fine settimana trascorsi fuori casa, la presenza costante dei cani e la dimensione intrinsecamente familiare della cerca siano elementi centrali di questa esperienza, un momento di evasione e autenticità.
Città di Castello: capitale del tartufo bianco e della tradizione
Il legame tra Città di Castello e il tartufo bianco è indissolubile, un simbolo identitario per il territorio umbro. La storia della famiglia Cenci si inserisce perfettamente in questo contesto, rappresentando un esempio vivente di come le tradizioni locali possano essere tramandate con amore e dedizione di generazione in generazione. La ricerca del tartufo non è solo un'attività economica, ma un patrimonio culturale che contribuisce a definire l'identità della comunità. Questa passione condivisa non solo rafforza i legami familiari, ma valorizza anche l'importanza del contatto con la natura e la salvaguardia di pratiche antiche che rendono unico il territorio di Città di Castello.