Avere un figlio è di sicuro un'esperienza indescrivibile e sono sempre di più le coppie italiane che vorrebbero coronare il proprio amore facendo un bambino, ma troppo spesso sorgono problemi di fertilità che non permettono a due persone di diventare genitori. Secondo un recente studio effettuato dal Ministero della Salute, infatti, ben il 20% delle coppie italiane non riesce ad avere figli per vie naturali e si tratta di un numero che è a dir poco aumentato negli ultimi anni. Da una parte, infatti, c'è il problema del calo degli spermatozoi nell'uomo, una cosiddetta crisi che sta interessando i maschietti soprattutto negli ultimi vent'anni.

Dall'altra, aumenta il rischio di danneggiare il feto nei primi mesi di vita a causa del fumo o un'alimentazione troppo grassa da parte della donna, che in molti casi conduce anche una vita sedentaria e questo porta solo che danni al bambino che ha in grembo. Certo è che anche quello che respiriamo ogni giorno, dallo smog alle sostanze chimiche, può influire notevolmente sulla fertilità dell'uomo e della donna, ma vediamo come lo Stato vuol venire in aiuto alle coppie che ci provano da tempo e che non vogliono (ancora) affidarsi alla fecondazione per avere un bambino.

Il Piano per la fertilità del ministro Lorenzin, cos'è e come funziona

Partiamo dal presupposto che lo Stato ha come obiettivo principale quello di far tornare a crescere la popolazione incrementando le nascite: basti pensare che nel nostro Paese nascono talmente poche persone che non permettono un vero ricambio generazionale, motivo per cui le morti sono di gran lunga maggiori delle nascite. Beatrice Lorenzin, che ha presentato ufficialmente il progetto, ha dichiarato che il piano si presuppone come obiettivi quello di informare i cittadini sul ruolo della fertilità e soprattutto dare l'assistenza necessaria a tutti coloro che vogliano prevenire o curare le patologie dell'apparato riproduttivo, sia maschile che femminile. Un modo, insomma, per dare consapevolezza agli italiani di non essere soli e di non vergognarsi o aver paura di un problema sempre più diffuso.