Sono 150milioni in tutto il mondo i bambini di età compresa fra i 5 e i 14 anni adessere impiegati in attività di sfruttamento del lavoro minorile. Fra questioltre 115 milioni vengono sfruttati in attività lavorative ad alto rischiovenendo a contatto con pericolose sostanze chimiche, oberati di carichi pesantie con orari di lavoro insostenibili.

Il 60% dellosfruttamento del lavoro minorile nel mondo è concentrato nell'agricoltura, il7% nelle attività industriali, il 26% nel settore terziario.

È quantoemerge dalle ultime stime ufficiali divulgate dall'Unicef. Il fenomeno è in diminuzioneal livello globale, ma i progressi sono più limitati nell'AfricaSub-Sahariana, dove anzi i dati più recenti indicano un peggioramento,con un bambino su 4 coinvolto nel lavoro minorile, rispetto ad 1 su8 in Asia e nella regione del Pacifico, 1 su 10 in America Latina e neiCaraibi. Questi dati tuttavia, segnala l'Unicef, sono viziati da una certaparzialità, in quanto i figli di migranti, gli orfani, i bambini vittime ditratta e, soprattutto le ragazze sono spesso esclusi dalle indagini,che si basano essenzialmente su dati riguardanti le famiglie.

La situazione èdunque ancor più grave di quanto appare.

Una rispostaefficace al problema, che al contempo rappresenta la strada maestra nella lottaal lavoro minorile, è quella rappresentata dalla incentivazione dei livelli di istruzione,perché solamente attraverso scolarizzazione e alfabetizzazione è possibile rimuoverela tara dell'ignoranza che impedisce di conoscere l'essenza dei propri diritti fondamentali.

Altro importante obiettivo fissato dall'Unicef è quello inerente alladiffusione di una cultura della Responsabilità Sociale d'Impresa, che consiste nel tutelare idiritti dei bambini stringendo collaborazioni efficaci tanto con i Governiquanto con le imprese, investendo gli Stati del compito di garantire iminori, e le imprese nell'uniformarsi alle fondamentali regole a tutela deimedesimi.

"Sappiamo che i progressi negliObiettivi di Sviluppo del Millennio sull'istruzione, la povertà, l'uguaglianzadi genere e l'HIV/AIDS, vengono sistematicamente minati dal lavoro minorile eche nessuna politica da sola può unilateralmente porre fine al lavoro minorile",afferma Susan Bissel, responsabile per la protezione dell'infanzia presso l'Unicef,aggiungendo che "è dimostrato che una risposta efficace e coerente sul lavorominorile richiede una combinazione di misure concernenti condizioni di lavorodignitose, sistemi di protezione sociale attenti all'infanzia e l'estensionedei servizi di base ai più vulnerabili".

"Il lavoro minorile è sia causa che conseguenza dellapovertà e del disagio sociale", aggiunge il presidente di Unicef Italia, GiacomoGuerrera, chiarendo che "nei paesi in via di sviluppo, molti bambini sonocostretti a lavorare perché sono orfani o separati dalle famiglie, o perchédevono sostenere il reddito familiare; la crisi finanziaria globale haulteriormente spinto i minori ad avviarsi precocemente al lavoro, specie versole forme di lavoro più pericolose". In un tale stato di crisi umanitaria, haconcluso Guerrera, è necessario intervenire per spezzare il circolo vizioso "povertà,lavoro minorile, ignoranza, povertà".

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