Continua la diatriba comuni-governo in tema di rimborso dell'Imu. Le amministrazioni comunali rischiano di rimanere all'asciutto qualora non venissero erogati i fondi di rimborso della prima tassa dell'Imu 2013. A rischio, prima di tutto, gli stipendi dei dipendenti comunali: a lanciare l'allarme è Piero Fassino, sindaco di Torino e presidente dell'Anci, l'associazione nazionale dei comuni italiani.

La "protesta" è avvenuta durante un'audizione presso le commissioni di Bilancio e Finanze della Camera dei deputati. La cancellazione della rata di settembre dell'Imu 2013 porterà un buco nel bilancio dei comuni italiani di ben 2,4 miliardi di euro. Fassino ha lanciato l'allarme: "Senza questo trasferimento a fine settembre rischiamo di non pagare gli stipendi".

La richiesta è semplice e chiara: entro domenica il governo dovrà stanziare i fondi di rimborso dell'Imu ai comuni per permettere agli stessi di disporre dell'adeguata liquidità per poter procedere al pagamento degli stipendi.

Se ciò non avvenisse a rimetterci, prima di tutto, saranno i dipendenti comunali che non vedrebbero nemmeno l'ombra di stipendio e busta paga.

Sulla questione si è espresso Francesco Boccia, presidente della commissione bilancio. Il deputato Pd ha garantito una sollecitazione al governo per il pagamento della prima rata che metterebbe al salvo i comuni (almeno per il momento). Sarebbe un modo per tamponare l'urgenza ma i problemi non si fermano qui.

Fassino ha chiesto molto chiaramente che le modalità di erogazione dei rimborsi dell'Imu siano inserite all'interno del prossimo Patto di stabilità. Ricordiamo infatti che, anche per i rimborsi Imu del 2012, c'è una differenza di ben 700 milioni di euro tra l'aspettativa dei comuni e l'effettiva erogazione dei fondi statali. Da deliberare, quindi, secondo Fassino, anche le modalità di erogazione delle rate successive.

Non si è stabilito ancora se esse dovranno seguire l'aliquota base o, come vorrebbero i comuni, adeguarsi alle aliquote deliberate dalle commissioni comunali. 

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