Che ruolo ha il famoso gas russo che transita in Ucraina, diretto verso l'Europa, nella grave crisi che stiamo vivendo? La crisi in Crimea tra Russia e Ucraina, seguita alle rivolte e al cambio di governo nella stessa Ucraina, sono parte di un unico scontro che vede contrapposte le grandi potenze mondiali: gli Stati Uniti e la subordinata Europa da una parte, la Russia dall'altra, appoggiata dalla Cina. Tutelare la popolazione russa residente nella parte est dell'Ucraina è solo un pretesto che il governo di Putin, composto ovviamente da oligarchi industriali e finanziari e da militari, ha usato per nascondere le sue reali intenzioni, che non sono solamente mantenere uno sbocco sul Mar Nero per la sua flotta.

Come già detto nel primo articolo di questo focus Crisi Ucraina e Crimea, una guerra globale tra Usa e Russia che coinvolge tutti, c'è in atto uno scontro tra le potenze mondiali, una guerra per ora solo economica con ovvi risvolti geopolitici e tra gli elementi principali vi sono proprio le forniture di gas, ma non nei termini che si potrebbero pensare.

Diciamolo subito, per poi sviluppare al meglio questa idea: gli Stati Uniti vogliono diventare i principali gestori dell'energia in Europa e per farlo devono scacciare la Russia. Inoltre vogliono il controllo dell'Ucraina e delle sue risorse energetiche, ora sfruttabili al massimo grazie alle nuove tecnologie estrattive che stanno portando gli Usa ad essere i primi produttori di gas e anche di petrolio (sulla questione "controllo dell'Ucraina" rinviamo all'approfondimento Controllare l'Ucraina, obiettivo strategico di Usa, Europa e Russia in quanto elemento importantissimo per altri motivi).

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Negli ultimi anni gli Stati Uniti sono riusciti a diventare i primi produttori di gas al mondo e anche per il petrolio sono in rampa di lancio per superare gli alleati arabi: questo grazie alle nuove tecnologie di prospezione ed estrazione che li pongono all'avanguardia rispetto a tutti gli altri Stati (avete mai sentito parlare di shale gas, il gas di scisti estratto con il metodo del francking?), minacciando così il "monopolio" russo in Europa. Hanno risolto il pluridecennale problema dei rifornimenti energetici che li costringeva a dipendere a loro volta da una rete di alleati commerciali e politici, spesso impegnandosi in lunghi e costosi conflitti.

Come riporta Il Sole 24 Ore del 27 marzo, le stime dell'Agenzia Mondiale dell'Energia dicono che entro il 2035 l'UE importerà il 67% del suo fabbisogno energetico (e pagherà l'elettricità il doppio che gli Usa, totalmente indipendenti da questo punto di vista) diventando un mercato che Washington non vuole farsi scappare e soprattutto non vuole lasciare alla Russia, così da indebolirne la posizione economica e geopolitica.

Per esigenze di spazio e di chiarezza, l'analisi continua in Russia e Usa in lotta per i rifornimenti energetici all'Europa.