Crollo nel giorno dei conti di Unipol e Generali; ancora una volta i venti polari dei dati Istat gelano Piazza Affari e affondano la Borsa. L'apertura è iniziata nel migliore dei modi con le maggiori piazze d'Europa in un fisiologico rialzo dopo diversi giorni, il Dax 100 e 40 a +0,30%, +0,40%, l'Ibex a +0,30. A Milano i futures sono a -20, si ha il sospetto che la timideza degli indici sia condizionata dal mercato dei derivati.

Poi improvvisamente l'inversione di tendenza, vendite a raffica e le news nella rete che scandiscono a chiare lettere i proclami dell'Istat: "Il PIL italiano nel terzo trimestre è sceso dello 0,1%. In Francia rimane invariato, in Spagna avanza di 0,4, in Germania avanza di 0,8, recede paurosamente in Olanda di 1,4, in Finlandia -0,4 per due trimestri consecutivi. Nulla si salva dal panico borsistico se non qualche piccola oasi lussureggiante, ma ancora per poco.

A fine giornata si potrà parlare solo di perdite minori per alcuni contrafforti di rango come Luxottica e Generali. Controversa l'attribuzione delle cause che hanno scatenato il prolungamento di una Fase dell'Orso (trend ribassista). Altrettanto variegata la versione degli esperti e degli analisti. Da una notizia Reuters del 15 maggio Lorenzo Batacchi, gestore Equity e Commodity di Banca Popolare dell'Emilia, uno dei titoli azionari più colpiti dall'ondata di vendite (-5,66%) dice che il crollo è stata l'occasione da lungo attesa di chiudere una posizione: "Credo siano solo scuse per accentuare un movimento in essere da alcuni giorni; si vende Italia senza badare ai prezzi e basta, si sono chiuse tutte le posizioni lunghe (rialziste)".

Anche a sentire il Sole 24 ore la caduta del Pil batteva alle porte da quando l'OCSE ha emanato la notizia sul rallentamento della produzone industriale, e che comunque a pesare sulla bilancia dell'arretramento del rapporto produzione-debito, sia stata una flessione della domanda interna degli energetici, a causa delle inconsuete temperature invernali, inaspettatamente miti, congiuntamente ad un ribasso dell'edilizia (che rimane comunque fuori dal computo della manifattura pura) rispettivamente per 9,0 e 8,0 punti.

Se in effetti si guarda al manifatturiero puro, al netto degli energetici, si nota che la produzione industriale è avanzata dello 1,7, e a dare la spinta a questo risultato sono in particolar modo il settore dei beni strumentali e intermedi, ovvero gli strumenti orbitanti nelle automazioni industriali, e con un vettore trainato proprio dalla domanda interna.

A fare le spese del crollo apocalittico del 3,61 sono stati soprattutto i bancari e nei giorni in cui le più grosse società borsistiche come Generali, Intesa Sanpaolo, UnipolSai presentavano i risultati trimestrali.

Il primo ha registrato grandi doti di resistenza, facendo registrare un eroico -0,85 che con un beta a 0,897 si sarebbe convertito in un +3,14%, se l'indice Mib avesse registrato l'1%(0,94) di incremento, grazie alle trimestrali sopra le attese. Malissimo per Intesa che ha ammortizzato le perdite nel pomeriggio ma che ha poi accusato un definitivo affondo di -6,22. UnipolSai che ha consegnato i dati del trimestre in serata -2,2.

Altri record negativi nel bancario si registrano quelli di Popolare Milano (-6,84%) MontePaschi (6,46) Banco Popolare (5,81). Mediobanca (-4,36), Mediolanum più negativa in assoluto (-7,09).

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