In Italia alla fine del 2013 erano attivi più di un milione di apparecchi Pos (precisamente 1.015.315) attivi su circuiti nazionali ed internazionali. Secondo i dati dell'Abi, Associazione bancaria italiana, la maggior parte di questi (quasi 600mila) sono in uso nel settore del commercio e della riparazione di autoveicoli, 156mila in hotel e ristoranti, poco più di 15mila a servizio di professionisti. Quasi un terzo del totale di bancomat e carte di credito sono concentrate in Lombardia (178mila) e Lazio (105mila), a livello regionale seguono Emilia Romagna (94mila) e Veneto (poco meno di 87mila).



Da questi dati è evidente che molti esercizi commerciali e moltissimi professionisti non siano attrezzati per ricevere pagamenti con bancomat e carte di credito, ma dovranno fare i conti con l'obbligo di dotarsi di Pos entro il 30 giugno prossimo. La norma non è chiarissima ed è stata duramente contestata da commercianti e professionisti; il Consiglio nazionale degli architetti ha anche proposto ricorso al TAR, che ha rigettato la richiesta di sospensiva riservandosi di decidere nel merito. Se non vi saranno novità dell'ultimo minuto la normativa resta dunque in vigore così com'è stata formulata.

L'obbligo di installare il Pos diventerà quindi un grosso affare per le banche ed un esborso notevole per commercianti e professionisti: per avere un Pos si arriva a pagare un canone di 15-20 euro al mese; inoltre ci sono le commissioni su ogni transazione: spese basse per il bancomat (0,50-1%), più alte per le carte di credito (dall'1 al 3-4%).

E questo anche considerando che l'obbligo di dotarsi di Pos, almeno nella prima fase, non sarà generalizzato, ma scatterà solo per importi superiori a 30 euro e per quelle attività commerciali e professionali che, nell'anno precedente, hanno fatturato più di 200mila euro. A conti fatti per un negozio o per uno studio professionale che fattura intorno ai 500mila euro l'anno l'obbligo di Pos comporta un aggravio di spesa di circa 15mila euro.

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