La notizia ormai è giunta già da qualche giorno: l'Italia è in deflazione. La crescita dei prezzi rallenta, e secondo Eurostat l'inflazione ha registrato un +0,3% annuo, in ribasso dal +0,4% di luglio. Un situazione molto grave, che non si registrava nel nostro paese dal lontano 1959. Ma cosa significa deflazione? Cosa comporta questa parola che i media di ogni testata e tv ci ripetono in continuazione?



Deflazione significa una spirale pericolosa per l'economia: le famiglie non spendono, i prezzi scendono e i consumatori si attendono ulteriori ribassi rimandando di nuovo gli acquisti. È un paradosso, un pantano nel quale è difficile districarsi. Giovedì la certificazione del crollo dei consumi, il giorno seguente la conferma della deflazione e stagnazione. Sono queste parole che in pratica, cambiano la vita degli italiani: quando facciamo la spesa, quando programmiamo una vacanza o una cena fuori.

Quando programmiamo di fare qualsiasi cosa, ma poi ci rinunciamo. Ora, oltre a rinunciare, aspettiamo. È come aspettare davanti a un semaforo rosso. Chi vende allora è costretto a ribassare i prezzi per renderli competitivi, con conseguenze disastrose per l'occupazione e fatturati. Già, perché la deflazione è come una corsa dei prezzi, ma nel senso contrario: in basso. L'esatto contrario dell'inflazione.

Il nodo è tutto qui. A farne le spese sono, oltre ai contribuenti e produttori, anche i governi indebitati, tra cui certamente il nostro, che vedono crescere il costo reale del loro indebitamento e potenzialmente diminuire le entrate dal gettito fiscale in caso di calo di consumi e profitti per le aziende.

Non è recessione quindi, ma stagnazione che porta un Pil (la ricchezza del paese) a oscillare tra il -0,2% e lo 0,2%.

La fotografia dell'Italia è questa. Accadde anche 50 anni fa, abbiamo detto. Ma con delle differenze significative. Infatti quello era il periodo del boom economico, c'era lavoro e speranza nel futuro. Oggi i prezzi sotto zero si sommano all'arretramento economico. In più a luglio si sono persi mille posti di lavoro al giorno.

La situazione è molto complicata, venerdì il consiglio dei ministri ha fatto avviare il piano dei 1000 giorni emanato dal governo Renzi.

L'Italia ha bisogno di ripartire: non c'è più tempo, se n'è perso anche troppo. Le parole e le promesse, ora, vanno trasformate in fatti.

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