Dall'analisi di uno degli indicatori più usati per le statistiche economiche, ossia il pil, sembrerebbe che i Paesi bollati come Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna) dalla altezzosa stampa britannica siano usciti dalla grave recessione cominciata nel 2008, originatasi negli USA per colpa dei mutui sub-prime ed evolutasi in Europa come crisi del debito. Ed è proprio il debito, più la falsificazione del deficit di bilancio, ad aver portato a più riprese la Grecia sull'orlo del baratro, impedito (finora) solo grazie ai prestiti del Fondo salva Stati, un organismo gestito dalla Troika, (BCE, FMI e Banca Mondiale); ebbene dopo 6 anni di recessione la Grecia avrà un aumento del pil dello 0,6% nel 2014 e del 2,9% nel 2015.

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Ma la crescita greca non compensa i tassi di interesse nominale vicini al 10% per finanziare questo debito, e che lo hanno portato all'altissima cifra del 180% sul pil, per non parlare della deflazione che in Grecia non è solo uno spauracchio ma una dura realtà.

La Spagna ha portato a compimento una serie di riforme soprattutto in ambito lavoristico grazie anche alla stabilità di cui il governo Rajoy può beneficiare.

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Queste misure hanno causato una sensibile svalutazione interna che ha prodotto un recupero della competitività nei confronti del resto dell'Europa e quindi un aumento delle esportazioni. La lieve crescita degli ultimi trimestri ha creato le condizioni per una piccola riduzione del tasso di disoccupazione che ad ogni modo rimane di poco inferiore al 24%, ma la posizione finanziaria netta sull'estero si avvicina ad essere negativa per lo stesso ammontare della ricchezza nazionale, quando lo squilibrio massimo per restare dentro quei limiti fisiologici stabiliti dai parametri europei non dovrebbe superare il -30%, rivelandosi essere un problema strutturale dell'economia spagnola, e un grave ostacolo per la durabilità della ripresa.

Anche il Portogallo, nonostante il segno positivo della produzione, sembra avere debolezze simili a quelle della Spagna mentre l'Irlanda è senz'altro, delle quattro, la nazione con i migliori indicatori economici, dato che la crescita 2014 è stata rivista al rialzo al 4%, grazie anche ad una tassazione societaria che è la più bassa d'Europa mentre il deficit sta rientrando rapidamente, ma anch'essa condivide con la Spagna gravi squilibri nei rapporti con l'estero (posizione finanziaria e indebitamento privato).

E L'Italia? Se venisse attribuita la giusta importanza a tutti gli indicatori economici e non solo al debito pubblico non sarebbe poi messa così male, visto che la natura di Paese manifatturiero fortemente orientato verso le esportazioni e la solidità patrimoniale delle famiglie la mettono al riparo da gran parte degli squilibri di cui sopra, ma la sua sfortuna è che fino a che la Germania non attuerà una politica fiscale più espansiva e quindi un aumento degli investimenti, c'è il rischio che la ripresa, troppo dipendente dall'industria tedesca, si faccia aspettare ancora a lungo.

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