Si smorzano gli entusiasmi all'indomani delle ultime dichiarazioni dell'Istat, che certificano l'uscita del paese dalla recessione e alzano le previsioni di crescita, grazie anche alle azioni intraprese dal Governo e all'attuazione delle riforme necessarie ; Questa volta a lanciare l'allarme è Confesercenti, che rilascia l'ultima rilevazione trimestrale sulla Solidità economica percepita: la situazione che ne deriva è a dir poco preoccupante. Per il 56% delle famiglie italiane la propria situazione economica familiare non è sufficiente, mentre un altro 14% asserisce di non riuscire a coprire nemmeno le spese indispensabili con il reddito mensile percepito.

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Il dato principale sulla Solidità economica si ferma a 55 punti, che, seppur in rialzo di 2 punti da quello di dicembre, è allo stesso livello della rilevazione di febbraio; questi timidi rialzi percentuali sono insufficienti affinché la ripresa possa essere avvertita in modo significativo dal tessuto economico-sociale del paese. Solo il 38 % delle famiglie dichiara un reddito sufficiente, mentre il 2% si può permettere di vivere agiatamente e concedere anche dei lussi grazie alle entrate mensili.

Dati discordanti anche sul fronte del lavoro: anche in questo caso, mentre il ministero del Lavoro rileva come in aumento il numero dei contratti, per il 64% delle famiglie italiane una delle preoccupazioni maggiori è quella della perdita del posto di lavoro, il 38% si dichiara abbastanza preoccupato mentre la massima preoccupazione è avvertita dal 26% delle famiglie.

Per quanto riguarda la qualità della vita, altro dato molto importante tenuto costantemente sotto controllo, per una famiglia su cinque (21%) questa è insostenibile, per il 34% accettabile, e infine risulta soddisfacente per il 54%.

Da tutti questi dati si desume che, a livello complessivo, seppur molti indicatori macro economici indichino, anche se lieve, un'inversione di tendenza economica, la stessa non è avvertita dalla maggioranza dei cittadini: alla richiesta di fare un confronto sulla qualità della vita con riferimento all'anno precedente, il 46 % degli intervistati dichiara un peggioramento della propria situazione economica, e che le condizioni di vita non sono migliorate, quasi la metà sostiene che rispetto all'anno passato non ha notato nessun cambiamento, e solo il 4%, in controtendenza, afferma  che le sue condizioni di vita sono migliorate.

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Tutto questo dopo l'inserimento dell'Italia nella lista dei paesi sotto stretta sorveglianza dalla Commissione europea, a causa dell'elevato debito pubblico e degli squilibri economici. Secondo i tecnici di Bruxelles, i fondi derivanti dalle privatizzazione che l'Europa invita a fare, andrebbero utilizzati per la riduzione dell'indebitamento.