Il Governo sembra essere intenzionato ad apportare notevoli cambiamenti nel settore professionale dei lavoratori autonomi. Già domani il Consiglio dei Ministri dovrebbe votare addirittura un nuovo ‘Jobs Act’ previsto proprio per la categoria dei liberi professionisti, che riceveranno così maggiori tutele. In primis infatti viene prevista l’integrale deducibilità delle spese per la formazione fino ad un tetto massimo di 10mila euro.

Tutti i liberi professionisti con partita Iva dovranno inoltre essere pagati entro 60 giorni da quando hanno emesso la relativa fattura e ogni clausola che stabilisce un termine superiore sarà priva di effetto e quindi abusiva. Occorre ricordare inoltre che da quest’anno tutti i liberi professionisti sono tenuti a dotarsi obbligatoriamente di POS e avranno accesso anche a ben 31 miliardi di fondi dell’Unione Europea.

Dal canto suo anche Luigi Casero, viceministro all’Economia, ha annunciato delle nuove semplificazioni fiscali per tali lavoratori. L’Esecutivo infatti vorrebbe abolire gli studi di settore per tutti i liberi professionisti già a partire da quest’anno. La novità dovrà essere seguita da un’accelerazione sul fronte della fatturazione elettronica con l’introduzione di un obbligo di comunicazione al Fisco di tutte le fatture in entrata ed in uscita. Questo in breve aprirà la strada ad una dichiarazione Iva precompilata.

Quegli studi di settore tanto odiati dai professionisti

L’esecutivo finalmente ha accolto le numerose e frequenti sollecitazioni. in primis delle categorie degli avvocati e dei commercialisti che hanno sempre dovuto fare i conti con gli studi di settore. Strumento considerato piuttosto inattendibile dagli stessi Ordini professionali che ne hanno sempre contestato la poca efficacia. Gli studi di settore infatti, sebbene siano nati come strumento per accertare la regolare posizione economica dei liberi professionisti, spesso hanno finito per complicare la vita a questi ultimi perché poco semplici da utilizzare.

Dai dati presenti sul sito del Dipartimento delle Finanze, oltre circa 800 mila liberi professionisti i cui compensi medi ammontano a 75 mila euro presto non saranno più soggetti agli studi di settore. L’opera di restilyng degli studi di settore, annunciata anche dal ministro dell’Economia Padoan nell'atto di indirizzo di politica fiscale 2016-2018, prevede inoltre un progetto di aggregazione degli attuali 204 modelli che coinvolgono più di 3 milioni di contribuenti.

L’obiettivo sarebbe ridurli a 170 procedendo appunto ad una riunificazione tra categorie omogenee. La SOSE, ovvero la società del ministero dell’Economia che si occupa degli studi, sta pensando inoltre di sostituire gli attuali 2 mila cluster (gruppi di elaborazioni statistiche omogenei) con dei nuovi modelli organizzativi di business (MOB).

Previsto anche un decreto che eliminerà 10 micro-tasse

Il Governo sta inoltre studiando un decreto che eliminerà 10 micro-tasse, assieme ad altre misure che riguardano anche l’istituzione di un archivio cloud per raccogliere i dati Iva.

Nell’elenco delle tasse poco gradite ai cittadini ci sono :

  • la tassa dovuta per i diplomi universitari;
  • la marca da bollo per il rilascio del passaporto (73,50 euro);
  • la tassa sull’importazione dei fiammiferi;
  • la tassa sulle targhe automobilistiche;
  • il prelievo sui contratti dei telefonini.

Si tratta, dunque, di piccole tasse che danno alle casse pubbliche un gettito esiguo, rispetto a tutto il groviglio burocratico di adempimenti che devono sopportare i contribuenti.

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