Il Governo sta pensando ad una nuova riforma sulle banche che dovrebbe diventare operativa a metà febbraio. Ma questa volta non riguarderà più le banche popolari che hanno già subito la trasformazione in S.p.a., ma interesserà le banche di credito cooperativo (BCC). L’obiettivo è innanzitutto salvare 15-17 istituti che nei prossimi 18 mesi sono a rischio di default. Senza dimenticare che un altro centinaio di BCC, su 370 presenti in totale in Italia, potrebbero rivelare seri problemi nel momento in cui saranno sottoposte a un esame severo. La strada del salvataggio pubblico è ormai bloccata dopo l’entrata in vigore del Bail-in ed il Governo non ha più molta scelta, perché se è vero che non ci sono alternative e altrettanto vero che ormai l’esecutivo sta discutendo gli stessi temi al centro del dibattito in molti paesi dell’area Euro: la possibilità di stabilizzare i bilanci delle BCC addossando la parte malata ad altre aziende cooperative più solide.

La riforma, infatti prevede appunto di creare un vincolo di mutuo soccorso fra tutte le BCC.

Quanto è efficace il vincolo di mutuo soccorso fra le BCC?

Bisogna ricordare in primo luogo che le banche cooperative sono delle società cooperative per azioni, mutualistiche e locali, che rispondono alle necessità economiche e sociali delle comunità dove sono costituite. Quindi proprio per rendere più sane e forti tali banche che sono quasi il doppio delle farmacie e degli alberghi, si è pensato all’operazione di mutuo soccorso, che però presenta molti punti oscuri. Come ad esempio, cosa accadrebbe se con il vincolo di mutuo soccorso non si riuscissero a salvare le BCC malate. Anzi, al contrario, le BCC sane potrebbero rischiare di essere contagiate da quelle in deficit che sono più concentrate al meridione rispetto che al Nord.Tra le ipotesi allo studio del Governo c’è anche quella di creare una superholding, una capogruppo che darà a sua volta origine ad una rete di garanzie incrociate fra gli oltre 370 istituti bancari cooperativi italiani.

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Tale holding centrale avrà un proprio consiglio d’amministrazione, mentre le sue ‘controllate‘ continueranno ad operare con propri amministratori e direttori generali ed avranno un’autonomia di bilancio.

Un occhio alle regole dell’Europa, un altro alla salvezza delle BCC

Saranno inoltre le stesse Bcc ad eleggere il vertice della superholding, di cui saranno azioniste. Quello che il Governo prevede è inoltre la creazione di un rete basata su vari livelli di commissariamento. In breve il governo societario delle BCC più solide e sane, con meno crediti in sofferenza, verranno sottoposti a controlli meno stringenti da parte dei commissari. Queste Bcc come ad esempio quella di Bologna, del Chianti o di Cambiano, se non vogliono garantire per le altre potranno tenersi fuori e trasformarsi in banche popolari. Questa operazione potrebbe però essere considerata dai Commissari Europei un aiuto di Stato. Inoltre la superholding, diventando il 3 °gruppo bancario italiano, sarebbe sottoposta al rigido controllo della Banca centrale europea.

Nonostante le varie incognite all’orizzonte, quello che ha spinto il Governo ad agire in questa direzione è il fatto che già l’anno scorso sono emerse alcune situazioni critiche. La Bcc di Roma, ad esempio ha preso il controllo della Bcc Padovana, e l’istituto di credito cooperativo del Trentino ha assorbito la Bcc di Folgaria. Per ulteriori info. di economia premi tasto segui.