Bank Austria, controllata austriaca di Unicredit, sta valutando la possibilità di trasferire il sistema pensionistico dei propri dipendenti dal settore privato a quello statale. Lo leggiamo in un articolo del magazine austriaco “Der Standard”. L’intervento si renderebbe necessario per alleggerire i costi della banca così come previsti dal nuovo Piano Industriale varato dalla Holding qualche mese fa. C’è la necessità di sgravare il conto economico di circa 300 milioni di euro entro un paio d’anni.

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Da qui l’idea di trasferire il più oneroso piano pensionistico privato in quello pubblico. Bank Austria ha stimato i suoi obblighi pensionistici in circa 2,1 miliardi di euro.

Il sistema pensionistico austriaco

Il sistema pensionistico austriaco, sotto il controllo del Ministero federale per la sicurezza sociale, si basa su due pilastri, uno pubblico (obbligatorio) che tutela i lavoratori sia del settore pubblico che privato, ed uno privato e volontario (che può essere a capitalizzazione collettiva od individuale) rappresentato per la maggior parte da pensioni integrative. L’età pensionabile è di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne, ma per quest’ultime l’età verrà parifica a quella dei maschi entro il 2033.

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Il caso Bank Austria

Ma cosa sta accadendo in Bank Austria? L’ipotesi allo studio, come detto, è quella di attuare uno switch tra i due modelli pensionistici. Nell’articolo “Kosten für Steuerzahler: Heiße Diskussion um Bank-Austria-Pensionen“ (I costi per i contribuenti: la discussione sul sistema pensionistico di Bank Austria) il responsabile della gestione del fondo pensionistico pubblico, Winfried Pinggera, si dice preoccupato per gli oneri che deriverebbero da tale operazione.

Durante l’intervista di martedì scorso alla trasmissione "Morning Journal" dell’emittente O1, Pingerra ha ribadito che una Banca non può “rifarsi il look” a spese dei contribuenti. Ha inoltre dichiarato che in assenza di una modifica all’attuale assetto legislativo in materia pensionistica, l’operazione non è praticabile. Il responsabile del PVA (Pensionsversicherungsanstalt, cioè del fondo pensionistico pubblico) ritiene, contrariamente a quanto sostiene l’istituto guidato da Federico Ghizzoni, che l’attuale assetto normativo ha concesso di gestire il passaggio tra forme pensionistiche solo a singoli ed isolati casi.

Di parere contrario Bank Austria che in una nota ribadisce la piena applicabilità del passaggio al sistema pensionistico pubblico già con la vigente normativa.

Il CEO Cernko non accetta il piano di ristrutturazione

C’è anche del gossip nell’articolo. Al magazine austriaco risulterebbe che l’avvicendamento ai vertici della banca è strettamente correlata alla vicenda dei fondi pensione. Ricordiamo che Unicredit ha comunicato l’uscita dell’attuale CEO, Willibald Cernko, che dal 1° marzo prossimo sarà sostituito da Robert Zadrazi.

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Unicredit avrebbe sollecitato a Cernko un'azione più incisiva nella riduzione del costo del lavoro. Intanto si ribadisce che, in caso di fallimento della strategia di contenimento dei costi, l’attuale CEO dovrebbe riaprire i negoziati di vendita del settore retail con il Gruppo BAWAG-PSK. Cernko aveva già più volte manifestato in passato il suo malumore per la vendita di una parte di Bank Austria.

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Sull’argomento invece non ci sono dichiarazioni pubbliche del suo successore, Robert Zadrazil. La partita quindi è quanto mai aperta.

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