Il 15 e il 16 novembre si terrà a Milano «impatto sharing», un importante raduno sull’economia collaborativa, una realtà in continua espansione in Italia e nel mondo. Nel corso delle due giornate si susseguiranno incontri di approfondimento sulle piattaforme collaborative già attive, laboratori su come costruirle o su come utilizzare gli open data, dibattiti sulle nuove possibili applicazioni di questo modello economico.

Si parlerà inoltre dell’influenza dell’economia collaborativa in vari settori: il car e bike sharing per il trasporto, le forme di crowdsourcing per facilitare la ricerca scientifica, i laboratori artigianali pubblici, i centri culturali con programmazione collaborativa. Tutte queste attività cercheranno di chiarire come sta cambiando il nostro modo di lavorare e fruire di prodotti o servizi, quanto vengono influenzate le relazioni sociali, qual è l’impatto sulla qualità della vita.

«Impatto Sharing» sarà dunque una valida occasione per capire meglio cosa può offrire l’economia collaborativa. Ma che si intende, di preciso, con economia collaborativa?

Cos’è l’economia collaborativa?

L’economia collaborativa è nata negli anni ’90 del secolo scorso, anche se il vero boom si è avuto nella seconda metà degli anni 2000. Con questa definizione si intende un insieme di pratiche estremamente variegate, accomunate dall’utilizzo di una piattaforma e delle tecnologie digitali e da una collaborazione paritaria tra le parti interessate.

L’obiettivo è facilitare l’incontro tra quelli che possiedono delle risorse inutilizzate o usate solo in parte e coloro che necessitano di tali risorse; si possono scambiare beni, spazi, competenze, oggetti, in modo da ottimizzare l’utilità sociale e massimizzare il valore di questi prodotti.

Il ricorso alla tecnologia digitale facilita gli scambi in modo diretto e crea l’opportunità di mettere rapidamente in contatto domanda e offerta a costi di transazione irrisori; in questo modo si favorisce la relazione con persone sconosciute, creando numerose occasioni di ampliare la propria rete di contatti a cui offrire o da cui acquistare prodotti e servizi.

Le attività che portano avanti l’economia collaborativa si affidano a tecnologie differenti: piattaforme di scambio peer to peer, software open source, banche del tempo e coworking.

Lo svantaggio principale dell’economia collaborativa è la sua inutilità per quanto riguarda l’occupazione, dal momento che non crea nuova posti di lavoro. In breve tempo però l’economia collaborativa ha conquistato ampi consensi, diventando piuttosto una filosofia, un modo di intendere ogni attività e di ricavare il massimo dall’unione delle forze, sviluppando una strategia vincente da utilizzare negli ambiti più impensabili.

Riassumendo, queste sono le caratteristiche principali del nuovo modello economico:

  • Utilizzo di supporti multimediali
  • Offerta attraverso una piattaforma online
  • Intento di collaborazione attraverso un rapporto alla pari
  • Promozione di un migliore sfruttamento delle risorse
  • Minima ingerenza delle compagnie, che favoriscono gli scambi tra domanda e offerta ma non possiedono in alcun modo i beni oggetto di contrattazione

Lo sviluppo dell’economia collaborativa ha permesso di inventare originalissime forme di rapporti paritari, tutte all’insegna della responsabilizzazione e della limitazione degli sprechi: una via è quella dei mercati di ridistribuzione, grazie ai quali i beni non più necessari possono essere riciclati, aggiustati, affidati a qualcuno che può averne bisogno; se un prodotto non serve al momento, ma potrebbe tornare utile in futuro, esiste la possibilità di noleggiarlo; infine si sono sviluppati gli stili di vita collaborativi, attraverso cui si possono condividere risorse o cose: né è un esempio il Landshare, una pratica che consente ad una parte di mettere a disposizione un terreno e all’altra di coltivarla, per spartire poi alla fine i frutti raccolti.

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