Dopo che l’entrata in vigore del decreto “Scia 2” (D.lgs. 222/2016), che semplifica il panorama normativo riguardante i procedimenti per la realizzazione degli interventi edilizi, intervenendo in modo significativo sul Testo Unico dell’Edilizia, vediamo come si può ottenere un permesso di costruire in sanatoria. Ricordiamo che il recente decreto ha eliminando la Denuncia di inizio attività (Dia), ora sostituita dalla Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), e ha abolito la Comunicazione di inizio lavori (Cil).

Il permesso di costruire in sanatoria per regolarizzare degli interventi realizzati senza un permesso per essere concesso dal Comune, necessita di doppia conformità.

I presupposti sono:

  • la tempestività della domanda, in quanto non deve essere scaduto il termine di 90 giorni dall’ingiunzione di demolizione e ripristino dei luoghi o quello previsto dall’ordinanza di demolizione in caso di ristrutturazione edilizia abusiva
  • la conformità dell’intervento alla disciplina urbanistica vigente al momento della realizzazione dello stesso ed a quello della presentazione della domanda ( doppia conformità).

Se il Comune nel frattempo approva un nuovo piano regolatore, in tali casi la sanatoria è concessa solo qualora e il piano in vigore contempla gli aumenti volumetrici. La sanatoria quindi si può chiedere solo se l’immobile è regolare dal punto di vista urbanistico, ma il proprietario non ha chiesto le autorizzazioni amministrative.

Ebbene precisare che occorre pagare una sanzione pecuniaria, a titolo di oblazione, pari al doppio ( minimo 516 euro) del contributo previsto per il rilascio del permesso

Quando e Chi può chiedere la sanatoria comune?

Sia il proprietario dell’immobile sia il responsabile dell’abuso (costruttore) possono chiedere la sanatoria.

La domanda deve però essere depositata prima che la sanzione diventi definitiva. Il Comune non ha infatti il compito di sanare l’abuso ma solo di sanzionarlo quando ne viene a conoscenza. Spetta, appunto, all’impresa edilizia o al proprietario provvedere. Qualora viceversa sia stata già emessa la sanzione amministrativa per l’abuso commesso non si può più presentare la sanatoria in Comune.

Ne consegue che la richiesta deve pervenire in Comune entro la scadenza dei termini previsti dal dirigente comunale o dal responsabile dell’ufficio tecnico o di quelli soprammenzionati

Il Comune dopo il deposito della domanda, la esamina per accertare se è conforme alle disposizioni di legge. In tale fase, restano sospesi eventuali provvedimenti repressivi o sanzionatori sull’abuso per 60 giorni. Il Comune respinge la domanda di sanatoria se non c’è una conformità urbanistica o edilizia o per altre cause. In questo caso, vengono disposte altre sanzioni. La richiesta del proprietario dell’immobile si intende respinta, se la risposta non arriva entro 60 giorni dalla presentazione della domanda.

L’interessato in tali ipotesi può contestare il silenzio-diniego del Comune entro e non oltre 60 giorni. Il richiedente, prima che il comune rilasci il permesso deve però sempre pagare il contributo di costruzione. Se le violazioni di altezza, superficie, distacchi, cubatura non superano il 2% delle misure indicate, non verranno contestate.

Per le opere non sanabili cosa succede?

Le opere abusive ritenute non sanabili devono essere demolite o dal Comune stesso o dall’ufficio territoriale del Governo. Occorre sempre la decisione del dirigente responsabile e una valutazione tecnica della Giunta.

Per chiedere una sanatoria in Comune in caso di violazione della Scia occorre fare un’autodenuncia. Se l’abuso edilizio è ancora in corso d’opera al momento dell’autodenuncia, il T.U.

dell’edilizia prevede l’applicazione della sanzione di 516 € per la Scia in sanatoria o di 333,33 € per la Cila Se, invece, il trasgressore si autodenuncia a lavori finiti, l’importo della sanzione varia a seconda dell’aumento del valore acquisito dall’immobile grazie all’abuso commesso.La sanzione è di 1mille €, per la Cila