Il Def varato giovedì sera dal governo legastellato prevede molte delle misure promesse dai due partiti in campagna elettorale, tra cui, in particolare, reddito di cittadinanza, flat tax e riforma delle pensioni. Ecco che cosa prevede nel dettaglio il Def.

Reddito di cittadinanza

Servirebbero 10 miliardi di euro per coprire le spese necessarie per la misura, che aiuterebbe 6,5 milioni di persone mediante un finanziamento di 780 euro mensili per tre anni. Per poterlo ricevere, però, è necessario che il cittadino sia diventato disoccupato involontariamente.

In seguito, dovrebbe seguire corsi di formazione e ricercare attivamente un lavoro, e nel caso in cui rifiutasse per tre volte un'offerta di lavoro proposta dai centri per l'impiego, perderebbe il diritto all'assegno. L'individuazione dei beneficiari del reddito di cittadinanza spetterebbe ai centri per l'impiego (Cpi), che per questo dovrebbero essere potenziati: al momento i Cpi sono infatti insoddisfacenti, il che presenta un grave rischio per la corretta attribuzione del finanziamento. La misura prevede anche le pensioni minime di cittadinanza, che da gennaio dovrebbero essere innalzate a 780 euro.

Stop all'aumento dell'Iva

Scompare la clausola di salvaguardia del bilancio, introdotta dal governo Monti nel 2011.

La clausola imponeva un aumento delle aliquote che è stato sempre rinviato. Scompare, così, l'aumento delle imposte sui consumi, e secondo il Governo questa misura dovrebbe portare 0,3 punti di crescita in più all'anno. La misura avrebbe un costo di 12,5 miliardi di euro l'anno.

Flat tax, due aliquote al 15% e al 20%

La flat tax partirà nel 2019 con le piccole imprese e gli artigiani, prevedendo un prelievo fisso al 15% fino a 65 mila euro di fatturato e aiutando così un milione e mezzo di beneficiari.

Sembra invece rinviata l'idea di imporre una seconda aliquota al 20% per i redditi fino a 100mila euro. Per i 40 milioni di soggetti Irpef si prevede un'introduzione graduale della flat tax: vi sarà prima una riduzione da 5 a 3 aliquote, per poi raggiungere una dual tax a fine legislatura, con due aliquote da 23% e da 33%.

Superamento legge Fornero

L'ex-ministro Elsa Fornero ha più volte criticato la scelta di ridurre l'età pensionabile a partire dal 2019. Secondo la manovra, infatti, non sarà più necessario aspettare i 67 anni d'età con 20 anni contributi, ma sarà sufficiente raggiungere la "quota 100": l'età anagrafica dovrà cioè sommarsi con gli anni di contributi fino a raggiungere 100. Vi sono però alcune limitazioni: l'età non potrà essere inferiore ai 62 anni e gli anni di contributi dovranno essere almeno 38. La misura riguarderebbe una platea di 400 mila persone, che secondo la maggioranza di governo, dovrebbero far posto nel mondo del lavoro ad altrettanti giovani.

Pace fiscale

La misura prevede lo stralcio dei debiti con la pubblica amministrazione, ma non è ancora chiaro il limite massimo.

La Lega pensava infatti a un milione di euro, ma il M5S vuole evitare che la misura si trasformi in un condono, e per tale ragione è più probabile un tetto di 500 mila euro. Gli incassi derivanti dalla "pace fiscale" corrisponderebbero a una cifra tra i 3,5 e i 5 miliardi l'anno. Alla fine dello scorso anno erano circa 20 milioni gli italiani che con un "carico pendente" con l'Agenzia delle Entrate.

Fondi per i truffati dalle banche

Inizialmente si parlava di un fondo da 500 milioni, ma ora si prevede lo sblocco un fondo da 1,5 miliardi di euro (il "Fondo dei conti dormienti" creato nel 2008) per i risparmiatori truffati dalle banche. I soldi necessari per la misura si recupererebbero sia aumentando il deficit, sia attingendoli da altri fondi che vengono superati, come il reddito di inclusione introdotto dal governo Gentiloni che vale 2,2 miliardi. La misura permetterebbe di risarcire i risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie a causa dell'investimento in titoli emessi dalle banche poste in risoluzione a fine 2015.