Una manovra finanziaria che prevede di portare al 2,4% il rapporto deficit/Pil ha elevate probabilità di compromettere la dinamica del debito pubblico, portandolo su una traiettoria insostenibile. Questa valutazione emerge da un report di Goldman Sachs, che solleva anche forti perplessità sul fatto che la politica economica espansiva possa contribuire positivamente alla crescita economica del Paese.

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Secondo gli analisti dalla banca d'investimento, la spirale negativa sarebbe innescata da maggiori oneri per interessi sul debito (si ipotizza uno spread BTP- Bund stabile sul livello di 300 punti base) che, a fronte di una crescita economica scarsa, comporterebbe una riduzione dell'avanzo primario. Alle difficoltà per il bilancio dello Stato, si aggiungerebbero poi quelle relative agli istituti di credito.

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Con uno stock di titoli di debito sovrano valutati 325 miliardi, gli istituti di credito vedrebbero deteriorarsi i gli indici patrimoniali e sarebbero costrette a ridurre l'offerta di credito e aumentare i costi di finanziamento per i privati e per le imprese.

Il report della banca d'affari

Partendo da un deficit al 2,4% nel 2019, secondo il report di Goldman Sachs, in mancanza di un'adeguata crescita economica il rapporto potrebbe peggiorare, attestandosi nel 2020 al 2,7%, per poi arrivare al 2,9% nel 2021.

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Un deterioramento apprezzabile delle finanze pubbliche potrebbe avere come conseguenza immediata il downgrade (riduzione del merito di credito) da parte delle agenzie di rating. Questa ipotesi, che la banca d'investimento specifica non appartenere allo scenario base dei suoi modelli, avrebbe ripercussioni molto gravi sulla capacità del nostro Paese di accedere al mercato dei capitali.

Alla base delle perplessità sulla tenuta dei conti pubblici, c'è un forte scetticismo sulla ripresa della crescita economica e sulla concreta efficacia espansiva delle manovre ipotizzate dal governo.Il quadro negativo sul bilancio dello Stato si trasmetterebbe poi all'economia reale attraverso gli istituti di credito, che si troverebbero nella necessità di raccogliere nuovi capitali per far fronte alle svalutazioni sui titoli di debito.

L'ipotesi del deficit "temporaneo" da restituire

A difesa della manovra ipotizzata, il vicepremier Luigi Di Maio ha prospettato l'eventualità di realizzare tagli alla spesa e registrare una maggiore crescita del Pil negli esercizi successivi, al fine di correggere la traiettoria insostenibile del debito.

A questo proposito esiste un vasto consenso tra gli economisti, e una significativa evidenza empirica, su come sia molto difficile che l'espansione ipotizzata dal governo possa realizzarsi, dal momento che molto raramente il moltiplicatore della spesa pubblica risulta anche solo vicino all'unità, come illustrato su Youtube dal professore Michele Boldrin della Washington University in Saint Louis.

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Per concludere, le prospettive negative evidenziate nel report di Goldman Sachs appaiono ampiamente condivise dai tecnici e dagli operatori di mercato e non è da escludersi che il governo, considerando che la manovra definitiva non è stata ancora varata, possa tornare sui sui passi proponendosi un obiettivo più conservativo.

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