In queste ore immediatamente successive alla bocciatura del Documento Programmatico di Bilancio italiano da parte della Unione Europea chi sta più sulle spine è certamente il Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria. Tria, infatti, si trova a dover soddisfare due opposte esigenze. Da una parte deve sostenere, come è giusto, la posizione del Governo italiano nel consesso europeo. Dall'altra, però, deve cercare di convincere gli altri membri dell'Esecutivo guidato da Giuseppe Conte ad andare avanti con maggiore prudenza per evitare, sopratutto, che i mercati internazionali perdano fiducia nella solvibilità dell'Italia e facciano arrivare lo Spread a livelli eccessivi.

La strategia di Giovanni Tria

In pratica, il Ministro dell'Economia e delle finanze, come fa notare "Il Corriere della Sera" starebbe lanciando dei messaggi precisi all'attenzione dell'Unione Europea. Indirizzati in particolare a Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici. In sintesi la volontà del Governo italiano è quella di non sfasciare tutto. Nella lettera che il nostro Governo ha inviato all'attenzione della Commissione europea, infatti, starebbe scritto che l'Esecutivo sarebbe pronto ad operare una riduzione di spesa se nel corso del prossimo anno dovesse rendersi conto che la crescita attesa non dovesse materializzarsi. Nei fatti sarebbe un ulteriore stretta economica che avrebbe il solo risultato di rallentare ulteriormente la ripresa.

D'altra parte, è il ragionamento del Ministro dell'Economia, se una procedura d'infrazione sembra ormai inevitabile nel futuro prossimo, il compito del Governo M5S - Lega è quello di arginare il continuo degrado della posizione competitiva dell'Italia sui mercati internazionali. Infatti, a suo modo di vedere, neanche il mantenimento dello Spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi sopra i 300 punti base è sostenibile a lungo per il nostro Paese. Di conseguenza, per Tria l'attenzione del Governo deve essere dedicata alla reazione dei mercati piuttosto che ai rilievi, pur importanti, della Commissione europea. Per questo è necessario che, in caso di un ulteriore peggioramento dello scenario sui mercati internazionali, l'Italia sia pronta a limare i propri obiettivi di deficit.

Per questo serve recuperare credibilità e fiducia sui mercati internazionali. Sperando di non ricevere altri downgrade del proprio merito di credito. Perché questo porterebbe lo Stato Italiano a non avere più la possibilità di finanziarsi. Infatti gli investitori potrebbero iniziare a vendere Titoli di Stato italiani per circa 100 miliardi di euro onde evitare di ritrovarsi con della carta straccia in mano se il nostro rating arrivasse, inopinatamente, al livello "spazzatura".

La linea di Conte, Salvini e Di Maio

Da questo punto di vista l'obiettivo del Governo giallo - verde è quello di arrivare a venerdì, quando Standard & Poor's emetterà il suo giudizio sul nostro merito di credito, sperando che quest'ultimo sia in linea con quello dato in precedenza da Moody's.

In pratica, l'abbassamento di un solo gradino dagli attuali due sopra il livello di "non investment". Se così fosse ci si potrebbe attendere una reazione positiva dei mercati o, quantomeno, non eccessivamente negativa.

Se invece gli eventi dovessero volgere al peggio si potrebbero apportare delle correzioni di spesa. Sempre rimanendo nell'alveo dell'attuale manovra. Infatti sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio si sono detti sempre indisponibili a correggere il testo della Legge di Bilancio così come è stato approvato. Si tratterebbe, in sostanza, di un ammorbidimento. Ad esempio si potrebbe contenere il monte-spesa per il reddito di cittadinanza e la riforma previdenziale inserendo delle condizioni più restrittive per accedere ai benefici delle due misure.

Ad esempio, secondo alcune indiscrezioni, l'erogazione del reddito di cittadinanza potrebbe essere ridotta a 18 mesi invece che a 36 mesi. Mentre la Quota 100 potrebbe essere resa temporanea anziché definitiva. Il tempo dirà chi la spunterà.